Pubblicato da: fabioletterario | 13/06/2006

Bigliettini sulla macchina

All’uscita da scuola, stasera, ho trovato la macchina piena di bigliettini, infilati un po’ dappertutto. Nell’interstizio della maniglia, sui tergicristalli anteriori e posteriori. Erano bigliettini sorpresa di sue mie alunne di prima, che hanno voluto manifestare una volta di più il loro affetto. Cosa che, ovviamente, mi ha fatto enorme piacere.

"Per il nostro mitico prof… Con l’augurio che ci sia anche il prossimo anno…!" recita uno.

"Non ci abbandoni!" recita l’altro.

Non sanno che la mia permanenza con loro non è determianta solo dalla simpatia o meno, ma anche da un problema di assegnazione di cattedre, e dal fatto che quest’anno punto ad una cattedra annuale e non decemensile. Già, perché tra pochi giorni sarò ufficialmente disoccupato…

Però è bello, trovare i bigliettini sulla macchina…


Risposte

  1. Commovente!

    Le cose sono due:
    1. o sei veramente un prof con i contro fiocchi
    2. o i giovani d’oggi dimostrano molto più liberamente i loro sentimenti
    Entrambe le cose assieme?
    Noooo, non credo che il mondo sia ancora pronto… 😛
    P.S.
    Ma negli altri post riporti stralci di documenti/pagelle?
    Puoi farlo?

  2. Ma sei apzzo, Antonio? Non vedi che sono pagelle per gli amici blogger? Quanto ai miei alunni, ono entrambe le cose. Comunque non dico bugie: mi amano eccome; anche un po’ troppo. I bigliettini li ho e sabato te li mostro. chiedi a Marckuck, che una volta mi ha visto all’azione con miei alunni delle superiori…

  3. ti credo!ti credo! non serve che porti le prove!
    Ti conosco fin troppo bene: saresti capace di portare tutta la scolaresca e dire che poi pago IO! 😦

  4. Vedi? Con la dolcezza si ottiene tutto…

  5. Io ti auguro che tu possa diventare docente a tempo stabile, indeterminato. Ci vorrebbe la verifica periodica sull’operato dei docenti coinvolgendo anche gli alunni. Dei test affinchè nella scuola restino quelli che hanno preparazione ed entusiasmo. Io ad esempio ho riscontrato più volte quanto il lavoro di docenza, ahimè venga vissuto come ripiego perchè non si è riusciti a spendere la propria laurea diversamente. Intendo dire. All’Università, senti pochissimi dirti: voglio insegnare. E’ sempre una scelta che viene dopo, dettata da necessità economiche. Ma, chi è nei banchi, se ne accorge, eccome. E’ il sistema che deve cambiare.


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