Pubblicato da: fabioletterario | 28/09/2007

Il chicco d’uva

L’altro giorno stavo spiluccando un grappolo di uva bianca da tavola, la mia preferita. Mio padre l’aveva raccolta nella vigna che ha coltivato appositamente per noi, sapendo che sia io sia mia madre siamo dei gran divoratori di uva. Erano chicchi grossi, polposi, e particolarmente dolci, tanto che me ne sono quasi meravigliato. Distrattamente, continuavo a portarne in bocca uno dopo l’altro, come caramelle, e non mi rendevo conto di quanto buoni fossero, malgrado lo stessi involontariamente constatando.

Ad un certo punto mi è capitato di spappolare sotto i denti un chicco di quelli terribilmente aspri, quelli che ti incollano la lingua al palato, e sono saltato sulla sedia, storcendo la bocca e precipitandomi a sputare quell’incidente di percorso, nella speranza di dimenticare quanto prima quello spruzzo di veleno.

Ho poi continuato a spiluccare l’intero grappolo, e, quando ho realizzato di averlo quasi terminato ne sono rimasto un po’ deluso. Quel chicco terribile mi era rimasto non solo in bocca ma anche nel cervello, non mi erano bastati gli altri chicchi dolci, per riprendermi. Così, davanti all’ultimo rimasto attaccato al raspo, ho creduto di riconoscere l’ennesimo chicco aspro, o almeno così sembrava. Era verdastro, aveva una brutta forma, e per di più presentava leggere screziature nerastre, forse il risultato della grandinata di qualche mese addietro. Così, l’ho scartato, l’ho lasciato nel piatto per alcuni minuti, finché è giunto il momento di alzarmi da tavola.

Prima di gettarne il contenuto nella spazzatura, ancora una volta, distrattamente, ho messo la mano sul raspo e l’ho privato dell’ultimo rimasuglio, per metterlo in bocca nonostante il brutto aspetto. Sotto i denti si è però inaspettatamente ammorbidito un succo dolce e piacevole, lasciandomi sorpreso.

Solo più tardi mi sono posto una domanda: ho scartato un chicco per la sua forma e la sua apparenza, non ho saputo comprenderne la dolcezza. E se, in vita mia, avessi perso occasioni significative che non ho saputo riconoscere?


Responses

  1. Ne avrai perse di sicuro, ma tante ne avrai colte. Alla fine sarà un salomonico pareggio e comunque se non le hai riconoscute è quasi come se per te non fossero esistite. Ed è meglio così probabilmente.

    Per quanto riguarda la frutta, sapendo quanta ne viene SCARTATA perchè non risponde ai requisiti di dimensione e forma richieste dalla grande distribuzione (e si parla solo di forma, purtroppo della genuinità e del gusto non si fa menzione) credo che in quel senso di occasioni se ne perdano davvero un mucchio….

  2. ci sono! e’ solo che tutto quello che vedo attorno mi disgusta, e quindi siccome non mi piace il lamentarsi senza propositi positivi, preferisco stare zitta. (anche se un post ora l’ho fatto!). Bella, come sempre, la tua storiella di questo post che apre a mille sfaccettature e riflessioni!

  3. BELLA SIMILITIDINE
    Fabio! Spesso si fanno errori di valutazione proprio restando a un’impressione condizionata e condizionante.Meglio sarebbe fermarsi un attimo per cercare di capire che,dentro e al di là di una cosa scatatata,ci può sempre essere qualche cosa di prezioso.Collante per altro,oppure insegnamento.Bravo! Bianca 2007

  4. eh, quanto è vero quello che scrivi! comunque concluderei così: non avrai colto tante occasioni , ma hai sviluppato la capacità di trarre grandi lezioni da esperienze apparentemente insignificanti. Ciao

  5. bello cio che hai scritto ma toglimi una curiosita come fai ad avere il contatto del mio blog dato che non sei del cannocchiale?

  6. Eh già…. chissà quante occasione sfuggite… dovute all’ira accecante… e all’essere presi solo da se stessi!

  7. Proprio cosi caro Fabio. Talvolta ci soffermiamo sull’esteriorità delle cose, e soprattutto delle persone. Ed invece dovremmo andare più fondo, scavare per comprendere meglio…

    Grazie di questo importantissimo post.

    Marco

  8. Odalisca, hai proprio ragione… E’ la voce dell’esperienza, per caso? 🙂

  9. Caro Fabio… lo so di avere ragione! Sai che ora che mi ci fai pensare forse ho inconsciamente clonato il titolo del tuo post??? Che roba! Che faccio: modifico? Elimino?

  10. beh, bella domanda…
    per non trovarci con lo stesso dubbio un domani dovremmo tutti imparare a non fermarci alla prima impressione, che di solito è quella visiva, ma andare oltre…
    ciao

  11. Chissà come deve essersi sentito il chicco d’uva nel ripescaggio.
    Il suo è stato un dono estremo di gratitudine, forse. Ti ha riservato la sorpresa più bella: la dolcezza, e tu ne hai scritto una pagina molto delicata.
    Dolcezza chiama dolcezza.
    Tutto sta a riconoscersi e se non succede significa che non ci si è riconosciuti. Diverso è il caso di chi scarta per superficialità dopo una occhiata distratta.
    Ma tornare sui proprio passi è segno di grande forza di carattere, chicco d’uva a parte.

  12. la frutta migliore è quella meno perfetta, non lo sai? è la ricchezza della polpa matura a renderla apparentemente ammaccata e varia, io penso che anche le persone siano così!

  13. a me il chicco guasto capita sempre per ultimo, così è quello il sapore che mi rimane in bocca
    uff

  14. Mia nonna mi disse che le ciliege un poco tocche sono le più dolci,perchè scelte dagli uccellini.Ed è vero!Vale anche per il genere umano,secondo me.Una pesona,che all’inizio ti sembra un po “tocca” si rivela più saggia e libera delle altre.
    Ciao,bacio a Paco

    Cristiana

  15. Bella metafora, prof!

  16. Questo è poco ma sicuro, ne hai perse, ma che senso ha pensarci? Ci si ammareggia solamente…

  17. Sicuramente ti sarà successo, come è successo a ciascuno di noi. Ma se non ce ne siamo resi conto, è inutile dolersi per le occasione perse in passato. Casomai pensiamo a valutare bene quelle future 😉
    Un abbraccio.

  18. Almeno non hai buttato il chicco dolce…Un’occasione l’hai presa e quelle perse, son perse, non ci pensare troppo.


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