Pubblicato da: fabioletterario | 19/07/2007

Paolo Borsellino, 15 anni dopo

Paolo Borsellino è stato assassinato 15 anni fa, proprio oggi. Eppure, mi pare che pochi ancora in giro sembrino ricordarsene, certi che dimenticare, in casi come questi, possa significare eliminare il problema e anche ciò che è stato, cancellare una storia drammatica, fatta di violenza e di sopraffazione, di bavagli stretti sulla bocca della verità, e anche di abbandono.

Quindici anni fa io ero al liceo. Ricordo bene quel giorno, perché lo impressi nella memoria, così come pensai che, essendo in vacanza, non ne avrei potuto parlare di questo fatto tragico almeno sino a settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico. E invece in quel momento in cui non si poteva che stare in silenzio, io sentivo il bisogno di parlare, di stare con altri, per capire che forse non tutto era andato in frantumi, che si poteva ancora sperare in qualcosa di positivo, in un paese e in un momento storico in cui poco c’era di cui essere felici.

Dopo 15 anni, Paolo Borsellino resta un nome, uno dei tanti, sacrificati sull’altare della patria, dove il sangue continua a grondare, dove le madri continuano a piangere, dove i figli continuano a rimpiangere il proprio padre, e sono in tanti, vittime della Mafia, della Camorra, ed anche delle guerre che stiamo combattendo in giro per il mondo, volenti o nolenti, parlando o silenti. Ma quel nome resta anche un simbolo, un simbolo silenzioso, eppure così pieno di parole, di fatti, di significato, per tutti, non solo per quelli che lo hanno conosciuto o che lo hanno stimato. Resta il simbolo di una lotta serrata, di una esistenza votata alla trasparenza, alla giustizia, all’uguaglianza, alla cittadinanza attiva e responsabile, alla voce, non all’omertà.

Questo vorrei che i miei alunni imparassero, dalla sua esperienza: che lottare per ciò in cui si crede è l’esempio più alto di ciò che possiamo fare e dare agli altri, anche quando tutti ci chiedono di stare zitti, di cucirci la bocca, perché parlare, lottare, impegnarsi, forse non paga mai, ma quanto meno rende lo spirito nobile, e l’anima pulita.

Paolo Borsellino non c’è più. Noi, invece sì. Possiamo guardare a lui, per essere almeno sinceri con noi stessi?

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Responses

  1. PER
    la tua ultima domanda provocatoria,posso solo risponderti con le parole di Leonardo Sciascia
    “La volpe derideva il corvo per il suo nero.”Vedessi che effetto,quando mi poso sul candido busto di Minerva” gracchiò il corvo.
    La volpe non sapeva di Edgar Poe; ma dentro sentì come una stridula incrinatura di gelo.”
    Grazie per aver ricordato con sentimento e doverosa riflessione chi con consapevole amara fierezza offrì impegno e vita. Fulvia

  2. Giusto. Voi insegnanti potete fare molto in questo senso.
    Ho sentito che lunedì 23 su RAI3 ci sarà un documentario su Falcone e Borsellino dal titolo “In un altro paese”: deve essere interessante.

  3. Toccante ricordo. Peró trovo molto preoccupanti queste parole dalla Repubblica di oggi:”L’assenza dei palermitani. A testimoniare il ricordo dell’eccidio, oltre al presidente del Senato Franco Marini, al prefetto Giosué Marino, ad alcuni politici, al questore Giuseppe Caruso, molti bambini. Ma la città normale, quella degli impiegati, dei commercianti e dei lavoratori, è rimasta estranea. Non c’erano persone affacciate ai balconi e la strada era colorata solo dai bambini che facevano il gioco dell’oca della legalità. Sul cippo che ricorda la strage vi sono solo le corone d’alloro ufficiali, mancano i mazzi di fiori che fino ad alcuni anni fa portavano le persone lasciando un biglietto con una frase di speranza per il futuro.”
    Parole che ho incollato anche su un commento al mio post sulla ‘ndrangheta.

  4. A proposito dell’assenza dei palermitani ho scritto un post: non si puo` parlare di assenza dei palermitani se una manifestazione si svogle di mattina in una normale giornata lavorativa.Il giornalista si riferisce ad una manifestazione mattutina in cui erano presenti le cariche pubbliche, ma non ha accennato alle manifestazioni pomeridiane e serali che erano state organizzate. I palermitani erano a lavoro come ogni giorno a fare il proprio dovere…Questo non significa aver dimenticato.

  5. Fabio, scusami approfitto per segnalare il mio post:

    http://erynwen.blog.kataweb.it/erynwen/2007/07/tutti-i-giorni.html#comment-76573472


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