Pubblicato da: fabioletterario | 04/07/2007

Dionne Warwick, i moscerini e Marckuck

Ieri sera mi sono deciso ad accettare l’invito forzato del caro Marckuck, per il concerto di Dionne Warwick. Innestato in una cornice alquanto suggestiva quale la corte del castello di Udine, che domina la città con la sua altezza, il concerto doveva essere un happening mondano e musicale, tuttavia è risultato una mezza delusione.

Premetto che non amo il jazz (si trattava appunto di una serata all’interno di UdineJazz), e neppure Dionne Warwick, ma per far contento Marckuck mi sono sciroppato una salita a piedi di 10 minuti (la pendenza della via da percorrere è di almeno il 70 per cento), e mi sono ritrovato in un nutrito gruppo di rappresentanti regionali (lì unicamente in quanto avevano di sicuro il biglietto gratuito). Quindi, mi accomodo nel posto che – non come presso, centrale e in bella visuale – era decisamente laterale come prevede la gestione Marckuck, dal momento che non gli avevano tenuto il promesso biglietto, pertanto ci si è dovuti accontentare di quanto rimaneva. A quel punto attendo le 21.15, con il canonico quarto d’ora di ritardo, nella speranza che almeno cominci a cantare. Nuvoloni neri si affastellavano in cielo, e un’aria freddina mi scivolava tra le spalle, mentre sghignazzavo sotto i baffi per un impettito signore di mezza età, vestito di tutto punto per il concerto, che si era seduto su una sedia con tanto di sorpresa finale: probabilmente bagnata, gli aveva stampato sullo spezzato blu da 2000 euro una bella sovrimpressione rosa (il colore della sedia, appunto!).

L’apertura del concerto tocca ad una band di supporto. Supporto per me significa una ventina di minuti, non certo quasi 50 come hanno fatto quelli! Stavo dormendo. Cinque pezzi infiniti, mentre ai miei lati c’è chi pare un autistico, tenendo il ritmo in modo forsennato, e chi invece insiste a voler uscire dalla mia fila per prendere in ordine: un caffé, una bottiglia d’acqua, un altro caffé, fumare la sigaretta, rompere le palle! Io ad un certo punto divento esperto di jazz: comincio a muovere la testa avanti e indietro, esattamente come gli struzzi. Ma nessuno sa che non è la dimostrazione della mia passione musicale, bensì il modo più diretto che ho per evitare le punture dei moscerini, affamati più che mai dall’umidità che avvolge l’aria.

Infine la tortura termina, e arriva lei. Dionne indossa una maglia-poncho di ciniglia, a fiori e lustrini, che non è il massimo dell’eleganza, ha i capelli tirati dietro. Arriva e si vede che c’è Marckuck: per prima cosa, un secondo prima di mettere piede sul palco, inciampa e sta per finire lunga e distesa a terra. Quindi, canta la prima canzone, che termina per raccogliere i primi applausi e per andare a rampognare un fan che è arrivato videomunito: giusto per non farsi vedere, si è appostato direttamente sul palco, per riprendere meglio.

"Who are you?" Gli chiede lei, scocciata e non poco. "This is not allowed! Sit down and enjoy the concert!" Ed è costretto ad andarsene con la coda fra le gambe.

Lei canta. Una voce carina, ma che non mi dice molto. Marckuck butta là parole che fa finta essere in inglese (1) e ritornelli del tutto inventati (2) che fa finta di conoscere, e quelli attorno a lui lo guardano con occhi strabuzzati. Da parte mia, non conosco nemmeno una canzone: sarò anche un asino ma tant’è, ed è in momenti come questo che rimpiango di non aver portato l’Ipod con me. I moscerini, imperterriti, mi attaccano, tutti credono che il mio movimento oscillatorio indichi l’apprezzamento per il genere soul/pop/jazz: non sanno quanto si sbagliano!

Il pubblico è freddo, per quanto non tanto quanto lei, che a ruota (una ruota anche troppo veloce) regala alcuni classici di cui ricordo il ritornello, infine saluta tutti, piuttosto distaccata: lancia un bacio qui e uno là e sparisce lasciando i fan in attesa di un bis che non arriverà.

Dopo la delusione, si accendono le luci. Guardiamo l’orologio: poco mancava che qualcuno lanciasse sul palco quanto aveva addosso. Tra una canzoncina e l’altra in tutto lo spettacolo era durato appena un’ora! Ma il prezzo del biglietto non era per metà concerto…


Responses

  1. Ingrato!

  2. Chi ha pagato i biglietti?

  3. Io, Maya, io…e Fabioletterario non ha neanche sventolato la tessera da giornalista – come fa si solito – per farmi pagar di meno…

  4. E pensare che avevo delle registrazioni della sua gioventù…e aveva una voce spettacolare, allora…peccato!

  5. Vita, cerco costantemente di lasciarti commenti ma non mi dà questa possibilità!

  6. davvero interessante… bravo fabio!
    Per la faccenda degli RSS ti consiglio questo video, spiega in maniera molto semplice a che caspita servono:
    http://it.youtube.com/watch?v=nJZVJoTSDyw

    un abbraccio,

    anecòico [CattivaMaestra]

  7. che nervi quando succedono ‘ste cose!

  8. bentornato fabio!

  9. a distanza di un paio di giorni, come va con le punture dei moscerini famelici?

  10. Come è possibile? E’ aperto a tutti! prova ancora e fammi sapere, magari via mail, cercherò di risolvere il problema.

  11. @ Anecoico: un giorno dovrò chiederti un meeting, se non altro per capire come fai a trovare tutte queste cose incredibili!
    @ Leucosia: un po’ meglio, sì, ma che battaglia!
    @ Vita: niente da fare! Non posso lasciare alcun commento!

  12. ti dovevo una cena? ma sto diventando arterio???


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