Pubblicato da: fabioletterario | 28/04/2007

E’ tutto finito

Finisce con 16 anni di pena, e la certezza che la Franzoni non metterà piede in carcere, una delle vicende più oscure degli ultimi anni.

Ieri sera la corte ha deciso. La sentenza è stata letta, i giudici hanno espresso il loro parere. Oggi è l’Italia, a esprimere il proprio, e non so quanti siano d’accordo con la sentenza definitiva. Ciò che è indubbio è che è stata messa la parola fine su una vicenda che finita non è. Una assassina che non ricorda di aver ucciso, una corte che ha delle perplessità sulle prove, e lo scontro colpevolisiti/innocentisti che non ha fine certo dopo questo avvenimento.

Che cosa dire? C’è altro che ancora non è stato detto? Non so. Quello che a me ha fatto più male, di tutta questa faccenda, è stata la mercificazione di un dramma. E’ morto un bambino, una mamma era indicata come colpevole, e c’era chi si alzava alla mattina alle 3 per andare a prendere il bigliettino d’ingresso ed assicurarsi un posto in prima fila per il processo blindatissimo, solo per poter dire Io c’ero!

Tutto questo mi fa schifo. E non mi vergogno a dirlo.

Penso al fatto che la gogna pubblica esiste ancora, e che non è una questione di educazione ma di sensibilità. Io non sono convinto che le indagini abbiano dato prove inconfutabili. Ma di una cosa, sono certamente convinto: che un cittadino ha il diritto alla riservatezza, in ogni occasione e in ogni circostanza.

Il circo leva le tende. I saltinbanco e gli orsi ammaestrati ritornano nella loro gabbia. La gente scema, sul pavimento rimangono solo pop corn e cannucce di bibite consumate da tempo. Ma c’è di sicuro qualcuno che torna a casa con il naso del pagliaccio, quello che lo ha rubato per il solo piacere di poter dire: "Io ce l’ho!"


Risposte

  1. per non parlare delle decine di puntate di Porta a porta sull’argomento, con plastici della villa, mestoli, sabot e vampiresche perversioni voyeuristiche. Alla sovraesposizione mediale avevo dedicato un breve post (“Gogne”).
    Si tornerà a parlarne per il terzo grado di giudizio. Sic trasit…

  2. in tutta questa storia, provo un’immensa pena per quel bambino che purtroppo non c’è più…

  3. Capisco il tuo sdegno perché lo condivido. Ma viviamo in un mondo dove molta gente apprezza i reality show, quindi…

    Ciao
    Antonio C.

  4. quello che più mi dà dispiacere è che a rimetterci è stato un piccolo angelo

  5. Penso che alla fine ci abbiamo rimesso tutti. Sotto molti punti di vista…

  6. Io sono indignata, ho scritto un post a proposito: sono scandalizzata dai sondaggi della Stampa anche di Repubblica

  7. nessuno si scandalizza per la pena ridicolo di questa meritrice della bugia?

  8. Caro Fabio, i processi sono pubblici, non soltanto quello di Annamaria Franzoni. Quindi: o si tutela la privacy di tutti facendo processi a porte chiuse o di nessuno facendoli a porte aperte. Se l’ingresso è libero, come meravigliarsi se la gente vuole assistere ai processi più interessanti? D’altra parte la pubblicità dei processi fa parte della democrazia.

    dragor (journal intime)

  9. I processi saranno pure pubblici, ma quando e` troppo e` troppo! In questa vicenda si e` oltrepassato ogni limite e temo che capitera` ancora alla prossima occasione.

  10. @ Antonio e Dragor: democrazia non credo strida con “rispetto”.
    @ ma.ni: io la penso come te.

  11. Hai proprio ragione: non capisco le motivazioni che hanno indotto tanta gente a fare la fila davanti al tribunale…è pazzesco come ci siano tante persone che abbiano così tanto tempo da perdere, per ficcare il naso in fatti che non le riguardano.

  12. Ammazzare il proprio figlio,occultare le prove, mentire davanti alla corte e davanti ai pochi cari che le erano rimasti vicini, e vivere anni con il peso del ricordo del sangue versato sulle bianche lenzuola, credo che in breve distruggerebbe mente e cuore di qualunque madre…ma magari Annamaria non ha un cuore…se è stata lei a fare questo, un cuore non ce l’ha proprio!Ma io mi chiedo, dove siamo arrivati??Una madre che uccide a freddo il suo bimbo!!!il frutto del suo grembo….16 anni sono troppo pochi per un mostro del genere!
    Lo so, non dovrei giudicare, nessuno dovrebbe farlo, ma criticare e puntare il dito contro gli altri, fa parte della natura umana no??e così va la vita…

  13. sono sempre stata convinta che la Franzoni abbia rimosso, la sua mente è stata colpita da un raptus. Quello che mi indigna di più è aver messo al mondo un altro figlio e curarsi poco di quello rimasto. Questi due bambini hanno un fardello sulle spalle enorme. La condanna a 16 anni: sono pochi ma tanto non andrà in galera, uscirà. La giustizia italiana è questa.

  14. Se all’assassina della Val D’Aosta hanno ridotto la pena è solo perché il suo precedente avvocato, accettando la colpevolezza, aveva scelto il rito abbreviato che, facilitando il giudizio, come regalo prevede lo sconto di un terzo della pena. Le attenuanti generiche poi… le concedono anche ai peggiori assassini, anche quelli dei pizzini!
    La riservatezza degli imputati, delle loro vicende e delle loro famiglie è sacrosanta, in questo caso però non è stata violata dai giornalisti ma dagli stessi “aventi diritto”. Sono loro che, dietro compenso, hanno acceso i riflettori sulla loro vita e su ogni dettaglio della vicenda. Il circo purtroppo non leverà le tende… la Cassazione incombe… nel frattempo ne sentiremo ancora (s)parlare ed anche parecchio. La tristezza maggiore che mi soggiunge è dettata dal fatto che dovendo la Suprema Corte analizzare non il merito, ma la forma, c’è alto il rischio di riscontrare anomalie procedurali che faranno decadere tutto l’impianto dei precedenti giudizi. In tal caso sarebbe tutto rinviato alla Procura di Torino per ricominciare daccapo…

  15. povero vespa… come farà adesso con le puntate di porta a porta??? di che cosa parlerà? povero povero… ridotto sul lastrico…

  16. Al di là della deprecabile gogna mediatica (del resto in linea con tanti altri meta-reality), vorrei solo ricordare che quello della Franzoni è stato un processo indiziario: niente prove decisive, nessuna confessione e assenza dell’arma del delitto. Quindi, pur a denti stretti, bisogna assumere che le norme garantiste debbono valere anche per la sventurata signora di Cogne.
    Osvaldo

  17. Manca qualcosa, LA cosa che spiega il grande interesse e la tensione elvatissima di questo psicodramma. Il “Circo Cogne” gira attorno a un grande non detto, a un’assenza resa evidente dal fatto di essere negata, nascosta, dimenticata, SEPOLTA. C’è un possibile imputato, il più probabile a rigor di logica, che non è mai stato nominato. E che pure incombe sul nostro inconscio, che sarà pure garantista, ma non è fesso.


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