Pubblicato da: fabioletterario | 11/04/2007

Primo Levi, 20 anni dopo

Ho conosciuto Primo Levi il giorno in cui è morto.

Lo ricordo bene, era l’11 aprile 1987, e frequentavo l’ultimo anno della scuola media. Lo ricordo per la tragicità di quell’atto che lo portò a congedarsi dalla vita, e che mi rimase impresso nella mente, malgrado ancora non sapessi chi fosse quell’uomo. Sono passati 20 anni, da quel giorno, ma io ricordo ancora tutto, l’annuncio, la morte, il servizio al tg, e quel nome. Era destino, che presto o tardi parlassi di lui.

Per lunghi anni ho perso di vista chi lui fosse. Impegnato su altri fronti, non ho seguito le sue orme, che ho per altro ritrovato involontariamente quattro anni addietro, mentre facevo una supplenza presso una scuola superiore, dove leggevano un libro che ho trovato strano, per un istituto tecnico. Si trattava di Se questo è un uomo. E da quella lettura ho cominciato a consocere non tanto lo scrittore in sé, quanto piuttosto l’uomo in sé.

Levi ha avuto la fortuna di entrare in un campo di concentramento. La fortuna non è stata per lui, ma per noi: perché quel fatto tragico e doloroso ha segnato la storia di tutti, e non solo di Primo Levi. LeviIl suo essere, mortificato dalla barbarie umana, brutalizzato dal silenzio del non-essere, non è stato piegato, ed ha combattuto, combattuto per anni, con se stesso e con il ricordo, per poter un giorno raccontare. Raccontare di uomini, di uomini che uccidono e di uomini che muoiono. Di uomini che annullano altri uomini e di uomini che vengono annullati da altri uomini. Levi ha raccontato di tutti noi.

Ho continuato la lettura di Se questo è un uomo per conto mio e non a scuola, come avrei dovuto. Ogni pagina era un pugno nello stomaco, ogni parola una ferita che veniva aperta con precisione quasi millimetrica. Eppure, quel testo non era la fine dell’uomo, bensì la sua rinascita. La rinascita da un mondo di sofferenza, la rinascita da una vita che non è stata vissuta perché non si è stati liberi di viverla.

«Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi» scrisse Levi. Non sapeva ancora che quella destinazione non era quella finale o quella che lo avrebbe accolto solo per qualche tempo. Levi imparò solo più tardi che da Auschwitz non si esce, che il suo filo spinato non può essere rovesciato dalla forza imamne dei carri armati dei Russi, che i forni crematori non avrebbero mai smesso di fumare, che la carne non avrebbe mai smesso di dolere, che nessuna cura avrebbe potuto lenire il suo profondo malessere. Levi lo imparò a sue spese, e noi grazie a lui.

Non accettò di essere sopravvissuto. Lo visse come un’onta, rispetto a quanti invece non ce l’avevano fatta. Così è morto più volte, nella sua vita, tante quanti i milioni che nei campi di concentramento sono entrati senza mai uscirne, finché la notte lo ha ingoiato definitivamente, una volte per tutte, e non lo ha più lasciato andare. 

«In meno di dieci minuti tutti noi uomini validi fummo radunati in gruppo. Quello che accadde degli altri, delle donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabilire allora né dopo: la notte li inghiottì, puramente e semplicemente.»          (P. Levi. Se questo è un uomo)


Responses

  1. Hai fatto bene a ricordarci oggi questo grande uomo

  2. Concordo con Lavinia, sulla grandezza di Primo Levi. L’hai letto “il sistema periodico”?

  3. No Leuco, “Se questo è un uomo” mi ha fatto troppo male e non ho voluto più tornare in quell’orrore.

  4. Un post bellissimo, caro Fabio.
    Ciao, a presto!

  5. io quando è morto ero troppo piccolo. non me ne ricordo… ma ho letto “se questo è un uomo” e ho riflettuto molto sulle infinite bassezze di cui è capace l’uomo e anche sulle infinite altezze che raggiunge l’intelletto umano…

    per fortuna ci sei tu che nel 1987 eri già vecchio…

  6. Gentile Fabio, giornalista e insegnante di lettere, Se Questo E’ Un Uomo è un libro di importanza capitale, ma mi permetto di aggiungere I Sommersi E I Salvati, l’ultimo libro di Primo Levi, in cui Levi mostra una rabbia inaspettata, mai mostrata prima. La rabbia di chi vede che il mondo ha dimenticato una tragedia immensa come lo sterminio nazista, ne parla con linguaggio inappropriato e rozzo, confuso, indifferente: dicendo OLOCAUSTO – parola che vuol dire sacrificio offerto a Dio, che in nessun caso ha a che fare con l’industria di morte e i latrati osceni dei nazisti; un mondo che, rimosso lo sterminio degli ebrei, e in coda a loro di zingari, politici, e disabili, cominciava a predisporsi a metter su altre macchine di sterminio, con indifferenza, confusione morale, reticenza, ipocrisia… Per questo Primo Levi un certo giorno ha aperto la porta di casa e si è buttato nella tromba delle scale del proprio palazzo, dove era tornato ad abitare dopo Auschwitz – decisamente diverso da come ne era partito, diciamo CAPOVOLTO.

  7. Concordo: il libro più forte e indispensabile di Levi è I SOMMERSI E I SALVATI. Attraverso il quale si scende negli abissi più torbidi e ambigui del male del Novecento.
    Un’opera molto più dolorosa (malgrado le apparenze) di SE QUESTO E’ UN UOMO. Un capolavoro

  8. Ci sono eventi nella vita di un essere umano che marchiano a fuoco la sua anima. Si muore dentro, la peggiore delle morti. Quell’altra morte avviene perchè è nella natura delle cose. il come non è importante. E’irrilevante, Quando giunge, arriva per seconda.
    Primo Levi era già morto dentro da un pezzo. Con tutti gli innocenti sacrificati nel nome di idee sanguinare ed assurde.
    Lessi “Se questo è un uomo” per primo e poi “I sommersi e i salvati”. Sono trascorsi parecchi anni. Questo tuo post mi ha suggerito l’idea di rileggere. Pugno allo stomaco o meno.

  9. Mentre noi ricordiamo Levi e con lui le atrocitá che ci ha raccontato, uomini di oggi stanno annullando altri uomini umiliandoli e uccidendoli.
    In troppi luoghi diversi ed in troppe epoche diverse accadono le stesse cose. Finiremo mai?

  10. “COME
    un pallone trattenuto!” soleva dire Primo Levi di se stesso.E io sulle note dello “Schelomo” di Bloch lo voglio omaggiare con un abbraccio dolce e grande come GRANDE è ciò che ci ha testimoniato.Fulvia

  11. Anche “La Tregua” sempre di Levi è un libro stupendo…lo consiglio vivamente!riesce persino ad essere divertente… E’ la storia del suo ritorno a casa…Ci hanno fatto anche un film e ora per i cinema stanno dando il film-documentario “La strada di Levi”.

  12. Potremmo citare titoli su titoli, ma non sapremo mai recitare il nome di gli esseri umani morti per mano di altri essere umani, ciechi e barbari.
    Primo Levi ci ha fornito il suo essere testimone, dovremmo raccoglierlo sentendoci parte in causa in prima persona.
    Noi che abbiamo avuto il privilegio di non subire certi orrori dovremmo essere oltremodo coraggiosi per evitarne di nuovi.
    Ciao Fabio.

  13. Ho letto e continuo a rileggere i libri di Primo, e ogni volta e’ una lettura diversa. Le parole e le immagini che queste proiettano lasciano pietrificati e pietrificano il mondo attorno. Solo il tempo scioglie questa paralisi e il freddo. Ma nulla mi poteva preparare a rileggere i versi di Levi nell’ultima sala di Yad Vashem a Gerusalemme. Nulla.

  14. “Il tempo passa goccia a goccia” ricordo che questa frase mi diede subito angoscia quando la lessi la prima volta. Sono tanti i risvolti angoscianti che Primo Levi ci propone, eppure,quell’attesa che la prossima goccia cadesse dal rubinetto nella stanza dell’inferno, mi proiettò subito in un mondo nel quale nemmeno io sarei stata capace di sopravvivere! Proprio qualche giorno prima di Pasqua io ho fatto leggere ai miei alunni-detenuti alcune pagine estrapolate da “Se questo è un uomo”, è una cosa che faccio ogni anno e lo faccio perchè capiscano per sempre che nella vita c’è stato,c’è e ci sarà il peggio! La forza di vivere si insegna anche con questi esempi raccontati con un sorriso di incoraggiamento stampato in faccia…io…lo so!…
    Mi piace il tuo sito!
    Ciao…
    Carmela.

  15. Il brutto del genere umano e’ che aspetta sempre un solo uomo capace di fargli vedere la cattiveria degli uomini e questo sempre a posteriore.
    Possibile che la maggioranza non sappia leggere il proprio tempo?

    (io sono uno di questa)

  16. Questo libro mi ha raffreddo` il cuore per un po’. La sera andavo a dormire ringraziando di avere lenzuola calde ad accogliermi e di non aver vissuto quegli anni. Neanche io ho letto altro di Primo Levi, non so se ne avro` mai la forza di farlo.

  17. Ludiel, il problema e` che la maggioranza non solo non sa leggere il proprio tempo ma non da` neanche ascolto a chi sa farlo.

  18. dovresti veramente leggere “il sistema periodico”, e anche “storie naturali” e “la chiave a stella”. ma soprattutto il primo. non temere di farti male.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: