Pubblicato da: fabioletterario | 23/02/2007

100 anni non bastano

Un secolo di prigionia: questa è stata la sentenza inflitta a Paul Cortes, un soldato americano di 24 anni, che, in missione di ‘pace’ in Iraq, aveva prima sterminato una famiglia di padre, madre e figlio di sei anni, per creare le condizioni per violentare e poi uccidere a sua volta una ragazza quattordicenne, e dare infine fuoco alla casa in cui vivevano, per eliminare ogni traccia del suo terribile misfatto. La sentenza è arrivata dopo che i giornali di mezzo mondo avevano fatto rimbalzare la notizia agghiacciante, ma stavolta non era un gossip, bensì una realtà che definire drammatica è poco.

Oggi, l’assassino sa che dovrà scontare una pena di un secolo, per quanto ha commesso, per l’atrocità di un abuso, per aver ucciso una giovane donna, e insieme a lei tutta la famiglia, affinché nessuno sapesse. Una famiglia che era morta comunque, in un paese in cui le violenze sulle donne non vengono denunciate in quanto disonorano la famiglia della donna e non quella dell’uomo che l’ha perpetrata.

Nessuno doveva sapere. E invece, tutti hanno saputo, ed è giusto che sappiano, affinché questa morte testimoni la barbarie che una civiltà avanzata come quella occidentale può portare in nome di una presunta salvezza da una tirannia, come era nel caso di Saddam Hussein.

Ma a me 100 anni non bastano. Non bastano a ripagare il mondo di quella vita che è stata stroncata senza ancora essere stata vissuta. Non bastano a ripagare un paese dei suo abitanti che sono stati strappati dalla loro terra e dalla loro casa, per la brutalità senza confine di un giustiziere occidentale. Non bastano, 100 anni, a ridare la speranza ad una terra martoriata, nella quale i vivi sono morti e i morti continuano a vivere.

Era una missione di pace. Si è trasformata in una missione di distruzione totale, bulldozer che macina sotto il proprio peso emozioni, sensazioni, respiri, sogni, odori, e sangue.

Non bastano 100 anni. Non basterebbe l’intera vita del mondo, a redimire chi ha deciso che una morte valeva più di una giovane vita.


Responses

  1. E poi quando dico che le Forze Armate americane si comportano come la Wehrmacht passo per estremista…

  2. Le guerre contaminano tutti gli uomini.

  3. 100 anni al soldato
    110 anni ai suoi commilitoni
    120 anni al suo comandante
    130 anni al generale
    l’eternita’ per chi ha deciso tutto questo in nome
    del denaro,
    della democrazia (non si sa quale),
    della civilta’,
    della religione.

    PS le scimmmie hanno il 99.99%
    dei nostri cromosomi;possibile che solo uno 0,01% di questi possa determinare simili conseguenze?

  4. guarda..forse andrò un po contro il politically correct,e sebbene la ritenga un pratica davvero incivile..sono questi casi in cui rimpiango la legge del taglione..occhio per occhio dente per dente..

  5. ovviamente al soldato!..credevi mi riferissi a te??..oddio..ma hai dimenticato che a san valentino ci siamo dichiarati il nostro amore?!
    🙂

  6. Ma come si può fare una missione di pace con le armi in pugno? A me sembra una contraddizione. Ciao, Fabio

  7. ma io non credo che il popolo iracheno trovi la sua pace con un pallottoliere in mano … che poi cento anni non sono neanche pochi se ci pensate, quel che è più triste è che difficilmente quell’uomo sconterà l’intera pena, neanche se possedesse il dono dell’immortalità.
    Avevo promesso di passare, permettimi di dire anche la mia.
    Ray


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