Pubblicato da: fabioletterario | 20/11/2006

I pulcini nell’aia

Sono così piccoli, gli alunni della classe prima. Sembrano pulcini.

Sto leggendo i loro compiti di italiano sul gioco, e viene fuori quanto siano ancora immaturi, da proteggere, tenere vicini per evitare che si perdano nell’aia, magari schiacciati da animali prepotenti, oppure attirati da qualche chicco di grano più bello e lucente dell’altro.

Cerco di stare attento, di curare le loro piume, di sistemarle perché abbiano modo di essere morbide ma al tempo stesso forti abbastanza da reggere alcune gocce di pioggia del primo temporale.

Ma sono anche forti, quando tacciono e non vogliono farsi maltrattare. Quando dicono no e quando dicono sì, quando ti lasciano spiazzato davanti ad una presa di posizione che non ti aspettavi, quando ti sorridono senza che altri vedano e quando si arrabbiano per piccole prese in giro che a loro paiono insormontabili.

Non sono mamma chioccia. Ma li guardo. E, di tanto in tanto, li spingo avanti con il becco, affinché camminino sulle loro zampe e provino ad imboccare da soli la via. Forse, un giorno mi saranno grati.


Responses

  1. che tenerezza…


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