Pubblicato da: fabioletterario | 31/10/2006

Il cane che voleva mangiarmi

Ho letto questo testo 10 anni fa, al momento dell’uscita. Ricordo anche dove lo comprai, e quando: era il giorno del mio compleanno, e mi trovavo sotto i portici, a Pordenone. Me ne innamorai, e ricordo ancora bene tutto, di quel testo, così diverso dalla produzione dell’autrice.

Si tratta del testo più intimista di Alina Reyes, una scrittrice che non cerca i riflettori e che anzi se ne tiene ben lontana. Scrittura fluida, molto onirica, con una semplicità disarmante che è tra i momenti più belli della sua produzione. E il cane, come elemento di terrore, che perseguita la protagonista, così come ognuno di noi ha una paura che non riesce a vincere.

Personalmente ho avuto modo di entrare in contatto con lei e ho capito che questo testo la rispecchia in pieno, lei, donna, con tutte le sue improvvise contraddizioni. Si tratta di uan sorta di diario personale, sottoforma di romanzo. Ricorda in qualche modo una biografia, che pure non è, e richiama da vicino "Fughe d’amore", altro suo piccolo gioiello, pubblicato un paio di anni prima.

Ritengo valga la penna leggerlo, per conoscere anche il lato meno "forte" di una scrittrice che in Italia è legata all’eros (è l’autrice de Il macellaio), ma che invece in Francia sforna testi impegnati sotto il profilo sociale e femminista.

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