Pubblicato da: fabioletterario | 30/07/2006

Non trovo lo spazio

E’ il senso di pietà, che porta la gente ad interrogarsi su fatti tanto gravi? E’ il senso di responsabilità, che ti fa star male, anche se non avevi responsabilità alcuna? E’ la pena, che ti fa stare male?

E’ un’immagine ricorrente, ormai, davanti ai miei occhi. Il suo viso e  il fuoco. Il fuoco che la cancella e la annienta, così come aveva chiesto lei stessi alle fiamme.

L’avrà deturpata? O l’asfissia le avrà tolto il respiro, senza che il fuoco giungesse a toccarla?

L’orrore. L’orrore ti spinge a domande che non ti porresti mai. E vorresti sapere tutto, tutto ciò che ha provato prima, il calvario negli ospedali, e ciò che ha pensato quando ha deciso il gesto, e il momento in cui lo ha messo in pratica, e l’ultimo pensiero, e l’ultima immagine che ha avuto. E ti chiedi se ha pensato anche a te, se ti ha salutato, se si è congedata con un ciao, o se la sua mente fosse annebbiata dal dolore e dalla disperazione. Vedi tutto come in un film, ma non è un film. Cerchi il momento in cui avresti potuto inserirti per cambiare, per modificare la storia, per impedirle il gesto. Ma non trovi. Non trovi uno spazio. Non c’è il posto per te, per metterti di traverso, per far sì che non se ne vada tanto presto, e soprattutto così.


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