Pubblicato da: fabioletterario | 11/06/2006

11 minuti

Ieri, nel tardo pomeriggio, dopo una full immersion improvvisa, ho terminato di leggere "Undici minuti", di Paolo Coelho. E’ stato un libro che ho sostanzialmente amato, in quanto si distacca totalmente dalla produzione tradizionale dell’autore, per me troppo statica su posizioni metafisiche e di ricerca spirituale.

Ci ho impiegato sostanzialmente 24 ore, e le valeva tutte. E’ stato un percorso sentimentale.

Undici minuti è una sorta di viaggio iniziatico della protagonista, Maria, al senso del sesso e dell’amore. Lei, che diventa prostituta, scoprirà solo alla fine i limiti di se stessa, e quanto occorre sapere per la sua rinascita. In ciò Coelho si mantiene fermo ai capisaldi che lo caratterizzano (leggasi Il cammino di Santiago) ma lo fa con spirito diverso, meno new age e più sudamericano.

Il paragone del testo va ai testi di Jorge Amado: Gabriella garofano e cannella, Teresa Batista stanca di guerra, anche se siamo molto lontani dalla bellezza contenutistica dello stesso Amado. Maria raggiungerà la conoscenza (tema caro a Coelho) attraverso una serie di porte chiuse, che la spingeranno a riformulare due volte la propria posizione e il proprio percepirsi all’interno della società e di se stessa. Dapprima, come ragazza; poi, come donna. Prima, alla ricerca dell’amore con tanto di principe azzurro, poi, con l’acettazione che l’amore è scevro da vestiti luccicanti e risiede nella semplicità quotidiana.

Non mi aspettavo questo salto di qualità, in Coelho, e devo dire che stavolta sono rimasto piacevolmente sorpreso. Non so se leggerò altro, di lui, in quanto nauseato dopo Il cammino di Santiago e l’alchimista, per me ridondanti e troppo simili tra loro. Tuttavia apprezzo questa chiara e imprevista virata. Segno di maturità e di voglia di cambiamento? Lo spero. La disaffezione è dopotutto la peggiore delle malattie di un lettore…


Responses

  1. Ciao, aspettavo che finissi: questo libro io l’ho letto nel luglio del 2003: quindi non è affatto l’ultima fatica di Coelho, come hai detto in un altro post (l’ultima è lo “Zahir”). Non si distacca affatto dal resto della produzione di Coelho, ma è in perfetta sintonia: una volta hai detto che Coelho non ti piaceva (ti citai L’Alchimista e lo Zahir), e fra me e me pensai: “Non capisce nulla” (scusa, ma ci vuole… scherzo)… io ho amato Coelho perché in esso ho letto me stessa, molte cose che io avevo scpoerto prima di leggerlo; scrive benissimo e ha una profondità di pensiero come pochi… eh, sei arrivato tardi… ma meglio tardi che mai!
    Ciao, e Buone Vacanze.

  2. Non ho letto 11 minuti e non so se sia da imputare alla maturità quel salto di qualità che riconosci nel romanzo. Ho letto Lo zahir (forse l’ultimo pubblicato) e l’ho trovato molto noioso, tirato per le lunghe e pure autocelebrativo. Alchimista e Santiago non sono male, certo ci vuole un po’ d’interesse per l’argomento.

  3. No no, Ba: che profondità di pensiero?! Questo ci piglia per il culo e scrive, come giustamente fa notare Pesce fuor d’acqua, in modo autocelebrativo, monotematico e quasi calabilstico. Non ci sono arrivato tardi: Coelho è una macchina per fare soldi, niente di più, e credo proprio che mi fermerò qui, con lui. Vuoi mettere con Garcia Marquez? Con Amado?

  4. Odio Coelho e la sua supponenza e faciloneria con tutta me stessa.
    In compenso ho amato “le voci di Marrakech” di Elias Canetti che tu apprezzerai visto che ho letto nel tuo “chi sono” che hai lasciato il cuore a Je ma el fna…Leggilo e sospira!

    Duna

  5. Duna, mi hai incuriosito…!

  6. grande Duna…odiamo insieme!!!

  7. Ho letto parecchio di Coelho. “Unidici minuti” si distingue dal resto. Lo leggo, ormai per abitudine, ormai per conoscerlo; come quando ti affezioni ad una persona e, anche se “perde punti”, hai bisogno di illuderti che può cambiare, che possa darti sensazioni ed emozioni diverse, o magari che possa donarti quelle risposte che cerchi. Lo scorso mese ho concluso “La strega di Portobello”, mi è servito. Malgrado ormai penso che in quelle parole si celi una specie di persuasione… un volere inculcare dei “valori” dolcemente… lentamente…


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