Pubblicato da: fabioletterario | 02/06/2006

Articolo I

L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Questo recita l’articolo I della Costituzione italiana.

Mentre lo lego, mi rattristo, visto che io faccio parte della categoria dei precari, così come molti altri colleghi e non. Lo trovo profondamente ingiusto. Profondamente. Per me, questo articolo – se non altro per ancora qualche anno – non vale. Io, dunque, non faccio parte della costituzione. E la costituzione non vale ancora per me.

Ho studiato 21 anni, per fare il mestiere che faccio. Insegno da 5 anni, ho una laurea, tre specializzazioni post-universitarie, 1 master alle spalle, e sono precario. Precario e con uno stipendio misero, per il profilo che mi è richiesto.

Forse è il caso di riscriverla, la costituzione. Forse sì, ha ragione l’ex premier. Io comincerei con il modificare proprio il primo articolo, così:

l’italia è una repubblica democratica fondata sul precariato.


Risposte

  1. Condivido la tua amarezza e l’ironia del finale. Io ho la fortuna di non essere precario, ho potuto progettare il mio futuro, ma oramai tutto questo è negato a tante persone e ciò non può che suscitare la mia rabbia e soprattutto l’impegno che deve essere comune a precari e non precari affinchè la Costituzione non venga davvero riscritta nella forma che tu paventi. P.S.: peccato che tu non possa venire alla manifestazione di Cagliari (effettivamente è un po’ lontanuccio…) ma fa comunque piacere che ci sei idealmente vicino. A presto!

  2. La Costituzione Italiana è piena zeppa di articoli che sono di un’altra epoca. Oramai non vi si riconosce più nessuno. Ma va riscritta in meglio, altrimenti meglio non mettervi mano!
    A buon intenditore…

  3. Fabio capisco la tua frustrazione, che e’ la stessa di tanti amici in Italia e la stessa che avevo io fino a circa 5 anni fa. Laurea, diploma al conservatorio, master e dottorato. Parlo 4 lingue correntemente. Risultato? Lavoro fisso e ben pagato… in Gran Bretagna. Sono venuto in Italia a votare a mie spese (non ho fatto in tempo con le pratiche al consolato), e sono contento che Prodi, in qualche modo, ce l’abbia fatta, ma in Italia a lavorare… col cavolo!

  4. eh fabio, questo è il cruccio di questi anni, ma incrociamo le dite che il nuovo governo riesca a riformare i contratti…

  5. il problema è che in italia non c’è lavoro perchè si è attuata una politica economica suicida. ovviamente tremonti era il cagnolino di uno che non ha nessun interesse ad aumentare la pressione fiscale sui redditi finanziari, però, finchè tali redditi non saranno tasati adeguatamente e gli investimentinon saranno premiati con un alleggerimanto fiscale, la nostra industria potrà solo stagnare e diventare obsoleta, inoltre è necessaria una valida contrattazione sindacale, perchè, a causa del controllo assolutamente nullo al momento del passaggio all’euro e nel periodo successivo, salari e stipendi hanno perso drasticamente potere d’acquisto e, ovviamente, la gente prima compie le spese primarie e poi, magari, compra il resto,ma spesso prodotti esteri se ciò che produciamo non è competitivo rispetto ai prodotti esteri ed è, spesso, più caro. di conseguenza, la nostra industria va in crisi di sovraproduzione (vedi 1970 1929…)le industrie licenziano, chiudono o si trasferiscono, se possono, in altri paesi, le ditte straniere si ritirano dall’italia e la nostra economia va totalmente a rotoli. le affermazioni: mettiamo dei dazi e produciamo di più sono palesemente suicide e demagogice. ovviamente con una economia a rotoli e con le attuali leggi sul lavoro, non si va da nessuna parte, quanto alla scuola il discorso è lungo ed altrettanto disastroso, a cominciare dalle migliaia di insegnanti di religione immessi in ruolo per compiacere il vaticano, a scapito dei veri insegnanti

  6. Populista! e poi Costituzione si scrive con la “C” maiuscola

  7. Io sono totalmente d’accordo con Paola, che strano eh?
    Il fatto è che ogni problema, sia pur circoscritto, è strettamente collegato al sistema globale e difficilmente può essere risolto da solo, a prescindere dal resto.
    Vorrei anche farvi presente che il precariato non è limitato ai lavoratori dipendenti, pubblici o privati: anche gli autonomi si trovano spesso in difficoltà, e non hanno ammortizzatori sociali di nessun genere.
    Mal comune mezzo gaudio? Nooo, disastro globale e guerra fra poveri.
    E per questo credo che anche la contrattazione sindacale dovrà cambiare: dannoso attivarsi per categorie separate, creando privilegi settore per settore, importante invece una visione globale che riequilibri i rapporti economici e normativi tra tutti.
    Per ora sembra un’utopia, ma dovremo arrivarci.
    buona giornata, carla


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