Pubblicato da: fabioletterario | 28/03/2006

La mela

La nostra felicità, non è né più né meno come la mitica e mitologica mela gettata da Eris, dea della discordia, fra le dee intervenute al matrimonio di Teti e Peleo. Bella, tonda, d’oro, ma destinata ad una solamente, nonostante fosse ambita da tutte, segretamente.

La mela. La mela del peccato, portatrice di ogni male o della più grande felicità. Bacata da un verme fastidioso o offerta sfacciatamente dal serpente del giardino dell’Eden per corrompere l’animo. Ma… Vinse chi la raccolse per prima? Quella che la assaggiò sfidando Dio? Quella che la perse? Oppure quella a cui fu assegnata e la detenne a costo di lutti e tragedie familiari? Chi di tutte queste ne beneficiò?

Nessuna di loro, credo. Perché la mela della felicità non ha padroni di sorta. E’ solo e soltanto questione di saper cogliere le occasioni al volo, credo. Ma, al tempo stesso, di non approfittare di quanto viene offerto gratuitamente dalla vita, dalla giornata accecante di sole e di luce, dalle nuvole che si rincorrono in cielo giocando a fare le capovolte sopra di noi.

Spesso ho sognato che mi si offrisse la mela della felicità. Lucida, rossa, carnosa, tonda e proporzionata: perfetta. Poi, ci ho prontamente ripensato. No. Non voglio il regalo di Eris. Non voglio quel regalo, fatto per odio e vendetta, per mettere zizzania. Lo cedo volentieri a chi lo desidera più di me. Non voglio possedere nulla di tutto ciò: voglio dell’altro. Che sia solo mio, e non possa essere conteso da nessuno e a nessuno.

Non voglio la mela, per quanto bella possa essere: mi accontento di darle un bel, sano, dolcissimo morso, ogni volta che sento di averne bisogno. Stia pure nascosta, protetta sotto una bacheca di vetro, per paura che possa appassire o avvizzire: io non desidero più del morso che mi spetta.


Responses

  1. bello anche questo post!
    trovo che stai maturando…;-)
    -4!

  2. Concordo, veramente un bel post!

  3. Si Si Si
    ma chi mette a disposizione la mela comune alla quale accedere per il morso di nostra spettanza?

  4. E’ la vita che ce la offre… Ma, non voglio maturare troppo: non voglio rischiare di cadere dall’albero!


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