Pubblicato da: fabioletterario | 26/03/2006

Quando ero imperatore

Marckuck mi regalò Cipria, di Su Tong, all’incirca 7 anni fa: era la metà di settembre del 1999. Poi, dello stesso autore, comprai e lessi, avidamente, Mogli e concubine, perché avevo amato il film, Lanterne rosse. Un film splendido, sotto tutti i punti di vista, dove le concubine sono più che semplici monili, sono la vera forza pulsante della rappresentazione. Addirittura, il film è di gran lunga superiore al testo stesso.

Pensavo di amare il genere, la letteratura cinese contemporanea, ma al tempo stesso anche l’autore, e per questo motivo, subito dopo, mi fiondai alla ricerca di I due volti del mondo. Storie di Fengyangshu. In quel caso, si tratta di brevi ma significativi racconti, l’autore mi piacque decisamente di più, preso com’era a narrare storie e al tempo a decrivere realtà sociali di altri mondi, con puntuale credibilità.

Per questo motivo, mi sono deciso, poi, a comprare anche l’ultimo lavoro, Quando ero imperatore, uscito un paio di anni addietro. L’ho letto con cura ed attenzione, preparato spiritualmente a rivivere quanto già accaduto con i testi precedenti, sfogliando con piacevole interesse le pagine porose di storie passate. Ebbene, mentre lo leggevo, mi accorgevo che Su Tong mi stava deludendo profondamente. Forse perché, dopo aver letto parecchio della sua produzione, potevo finalmente farmi un quadro completo di ciò che narrava e del suo pensiero. Di certo, non perché non mi piaceva la storia che veniva narrata.

Ripetitivo, urtante, blando nella storia: un giudizio feroce, lo so, ma non posso non esprimerlo, visto ciò che narra. Con tutto il rispetto dovuto, mi accorgo che il testo di Su Tong ritorna sugli stereotipi dei precedenti romanzi, già enucleati ed eviscerati, che oramai mi sono venuti fortemente a noia. Per Su Tong, la società è profondamente lacerata, ed in essa gli uomini sono i detentori del potere, le donne sono aguzzine o prostitute: in tutto ciò, il mondo cinese è appiattito nella sua bruttura, degradato e degradante, per molti versi anche ributtevole. Come dire: niente di nuovo sullo stesso fronte, per lo meno sotto il profilo letterario. E, francamente, mi dispiace non poco.

C’è solo da sperare che, come nel caso di Banana Yoshimoto, anche Su Tong non finisca per diventare – come temo stia accadendo – l’inutile clone di se stesso.

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Responses

  1. finalmente dopo tante polemiche si riprende a parlare di libri!

  2. PRRRRRRRRRRRRRRRRR!


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