Pubblicato da: fabioletterario | 24/03/2006

Franco Battiato

Questo pomeriggio, al master abbiamo avuto una sorpresa: anziché la lezione di Linguistica, ci è stato proposto di partecipare ad una conferenza di Franco Battiato. 

Beh, io sono stato felicissimo di questo improvviso cambio, e naturalmente ho subito annuito. Così abbiamo abbandonato al nostra aula e ci siamo recati presso quella in cui il cantante doveva intervenire. Arriviamo con circa 20 minuti di anticipo e… ovviamente, tutte le sedie erano occupate. o meglio: le sole 120 seide erano totalmente, maledettamente occupate. Malgrado, nelle prime file, campeggiassero parecchi posti liberi, su cui troneggiavano gli abbondanti e immancabili RISERVATO.

Morale della favola: aspettiamo 40 minuti, poiché nessuno della direzione del master si è premurato di riservare per noi dei posti. E, pertanto, siamo costretti non solo ad andarcene, ma veniamo addirittura cacciato fuori in malomodo, e non possiamo neppur assistere da fuori della porta, quasi rubassimo diritti di autore.

Non so. Chi ci ha cacciato non era gente dell’università, o almeno così mi è parso. Sembravano più legati all’entourage. Cosa che mi ha fatto specie.

Al di là della mala organizzazione (si doveva prevedere che l’affluenza sarebbe stata enorme: si parlava di almeno 300 persone, quando l’aula ne ospitava solo 120) nessuno si è preoccupato di noi. Un master non può permettersi, a parer mio, queste mancanze. Ma, davvero, nessuno mi ha mai spinto fuori da un’aula. Ha fatto bene il docente che, accompagnato fuori dallo stesso personaggio antipatico che ha spintonato noi, ha fatto notare: "Io esco, ma per prima cosa lei mi toglie la mano dalla spalla: non sono un bambino da accompagnare al bagno."

Così, ho solo intravisto il capo stempiato di Battiato, niente di più. Ma mi ha fatto specie l’andatura, lenta e ieratica: pareva quella di un papa benedicente… Avrei ascoltato volentieri qualcosa: che delusione…


Responses

  1. di qua o di la.
    qualcuno voleva moltiplicare gli spettatori; qualcun altro era per la conservazione delle risorse.

  2. Mi dispiace per lei, poteva essere un bello spettacolo…

  3. L’entourage dei grandi non è mai, per necessità, uguale ai grandi stessi.

  4. E’ vero.
    Ma il vero grande non ha paure dei grandi che sceglie;
    Ma forse non e’ proprio cosi’.

  5. Non è così. Il vero grande sceglie un gruppo di persone in gamba in grado di proteggerlo dal mondo e dalle seccature. Il grande e’ lui, non gli altri, per definizione.

  6. Io non so mai gnente, uffa!


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