Pubblicato da: fabioletterario | 22/02/2006

Fatti spiacevoli

Ieri è capitato un fatto spiacevole a due mie alunne di prima media. Al termine della scuola, a pochi metri da casa, sono state avvicinate da uno sconosciuto che, con la scusa di chiedere loro dove si trovasse una via, le ha fatte avvicinare alla macchina mentre lui si stava masturbando. Quando se ne sono accorte, sono fuggite, spaventate e sconvolte.

Quest’oggi, ovviamente, la notizia ha fatto il giro della scuola, e anche io, in quanto docente interessato, sono stato coinvolto. Per fortuna. Così, ho avuto modo di parlare in classe insieme alle due alunne, che hanno eposto ai loro compagni ed anche a me l’accaduto, dimostrando prova di grande maturità. Succo del discorso: ho chiesto loro come si sentivano, e ovviamente hanno raccontato cosa provavano: disgusto e rabbia. Perché aveva ‘scelto’ proprio loro, perché non le aveva rispettate, perché non voleva un aiuto ma altro. Perché aveva detto una bugia, abusando della loro disponibilità.

Siccome una cosa del genere non mi è mai capitata, ho scelto una via sotterranea, e non quella delle grandi stigmatizzazioni. Ho scelto di ragionare insieme a loro, di farle parlare in modo tale da gettare fuori l’odio e il rancore, ma per un secondo fine: perché elaborassero il fatto e imparassero a prenderne le distanze in modo pacato e tranquillo, giungendo – come è successo – a riderci sopra. 

Dopo il racconto, ho chiesto ad entrambe di scrivere alla lavagna una frase negativa ed una di scherno per l’accaduto. Questo è ciò che hanno scritto:

A.: "E’ stato un brutto porco a prendersela con delle ragazzine." E la sua frase di scherno: "Se aveva tanto caldo, poteva accendere l’aria condizionata!"

B.: "Quel maniaco, vorrei rivederlo solo per tagliarglielo in mille pezzi." Frase di scherno: "Mah… Visto che gli stava stretto nei boxer e nei pantaloni, poteva comprarseli di una taglia più grande!"

Le risate non sono mancate. Ed entrambe sono un po’ cresciute.

Le mie ragazze hanno elaborato. Lo so. Non rimarranno traumatizzate, come credono loro, né lo ricorderanno come qualcosa di estremamente distruttivo. E’ un episodio che non dimenticheranno, certo, ma sono stato attento a infondere loro il senso del gioco e della fiducia. Il gesto non può che essere stigmatizzato, non c’è dubbio: ma entrambe hanno riso dopo aver conosciuto un aspetto brutto della vita. Significa, spero, che hanno in parte già superato. Per quanto mi riguarda, ho creduto opportuno sdrammatizzare il fattaccio, per non caricarle di ulteriore tensione: io voglio che i miei alunni sappiano che ci sono, sempre, specie in queste occasioni, ma desidero anche che siano in grado di considerare gli eventi e le situazioni, con mente lucida, se possibile. Perché siano autonomi, perché possano crescere non solo nel fisico ma anche dentro, e giungere in questo modo a rafforzare il concetto di sé.

Poi, quanto a me, se mi accorgo che qualcuno dovesse mai molestare dei bambini, specie se sono i miei alunni, gli faccio vedere quanto è bello divertirsi a spese degli altri.


Responses

  1. Che persone squallide che esistono ancora… ma con quale coraggio si possono addescare 2 ragazzine di 14 anni (penso si tratti di primo superiore) complimenti Fabio per il modo in cui ti sei posto verso questa situazione.. certe volte è fondamentale l’apporto della scuola e dei professori sopratutto nei casi in cui per timidezza o paura non si parla con la famiglia

  2. BRUTTISSIMA STORIA

  3. E’ ancora peggio: le ragazze sono di prima media. Hanno appena 11 anni!

  4. Una volta è capitato anche a me, quando lavoravo nei servizi educativi durante l’estate. Una volta, in spiaggia, un anziano si è fermato a guardare un po’ troppo interessato alcune ragazze. Io mi ci sono avvicinato e gli ho chiesto se aveva bisogno di qualcosa. Lui ha risposto di no e si è spostato.
    Dopo dieci minuti il tipo torna. Io mi sono avvicinato ancora: scusi, in verità non si potrebbe stare qui… sa, ci sono dei minori…
    Lui che fa? Si sposta di 1 metro dalla staccionata a cui era appoggiato e continua a fissare. Allora ho aperto il cancello, sono andato da lui e gli ho detto: senta, si sposta da solo o la sposto io? Mai più visto.

  5. Tornando indietro con la memoria,a me è successo più di una volta di essere avvicinata da macchine,motorini,o peggio sull’autobus… in cui oltre ad “esibirsi” hanno allungato le mani… Hai fatto bene a dar loro modo di sfogarsi e soprattutto di esorcizzare l’avvenimento.Parlarne è già un modo per insegnare loro a difendersi… troppi bambini-ragazzini rimangono vittime del silenzio.

  6. mamma mia, che gente, ci vorrebbero + prof come te e meno prof come quelle di mio fratello, ma chi da l’autorizzazione a loro a stare con i bambini??? mah!
    Bravo fabio!!

  7. Mandami tuo fratello, Nicoletta. Da quanto mi dici, posso solo fare meglio… 🙂


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