Pubblicato da: fabioletterario | 22/02/2006

Another day in paradise

Imboccati nella società del benessere, siamo talmente assuefatti a tutto, che i volti dei bambini che piangono non ci provocano più mal di stomaci ad oltranza, né lacrime a nostra volta. Siamo abituati a vedere i morti lungo le strade e abituati al senso del menefreghismo e dell’abbandono, della dimenticanza, che difficilmente ci ricordiamo di guardare indietro o anche solo a chi ci sta a fianco. Ce ne ricordiamo quando capita di toccare con mano, quando una sera ci imbattiamo per puro caso di fronte a quelle realtà che ci umiliano come uomini, in un documentario, in una foto rubata da chissà dove, su Internet.

Non facciamo più alcuna fatica. Non riusciamo neppure più a soffrire per gli altri. Anche il senso del dolore è fortemente attenuato, modificato per il canone occidentale. In una società in cui la mia vita poggia le sue basi su quella di un morto, mi sento profondamente indegno di continuare a respirare. In una società in cui la pena di morte permane come pseudo-deterrente, io non mi sento vivo. In una società che crede di poter rappresentare il paradiso sulla terra, io mi sento all’inferno.

E, anche oggi, un altro giorno in paradiso è trascorso. Tra le nuvole fatte di polvere bianca e polvere d’oro, tra i santuari in giacca e cravatta, nelle culle del lusso e del potere.

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Responses

  1. e invece sei vivo anche solo se queste cose le pensi. E poi non è vero che non ci turbano più certe cose, diciamo che ci sono persone che hanno livelli di sensibilità incredibili e altri non ce l’hanno per niente. Ma io sono ottimista e sono convinta che come te e me ce ne siamo moltissimi…scusa ma cosa vorresti che ti portassi??? baciuz

  2. Intanto, che tornassi sana e salva, altrimenti un’altra precaria dove la trovo? Se poi mi porti i 2 singoli inglesi di “Sorry” in cd, ti voglio anche più bene di quanto già non te ne voglia. (Ovviamente, ti rifondo!)

  3. vedremo…come hai intenzione di risarcirmi???

  4. Tutto vero. Siamo talmente abituati alle nostre atrocità quotidiane servite in salsa sempre diversa che ormai siamo anestetizzati a quasi tutto… emozioni comprese.


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