Pubblicato da: fabioletterario | 19/02/2006

Tesi

Campeggia nella mia libreria ormai da sette anni, e ancora nutro verso di lei un rapporto di amore/odio. Quando ripenso a tutta la fatica fatta per scriverla, mi viene quasi da piangere. Sono finito persino a Parigi, per recuperare materiale sul mio argomento di laurea, e sostanzialmente si era detto tutto e nulla. Il titolo era: "Il cosiddetto segno di Tanit: una rilettura sulla base della collezione del Museo del bardo di Cartagine."

La mia relatrice non mi aiutò in nulla. Ed era logico: perché nulla sapeva di quell’argomento che avevo tenacemente voluto e che mi entusiasmava tanto. Io sapevo tutto, lei, nulla. Così come nel caso della mia controrelatrice, la padrona del dipartimenti di archeologia, che mi riconobbe le mie competenze, ma che stroncò la tesi. "Lei non ha la stoffa per fare l’archeologo." Mi disse il giorno prima della discussione di laurea, ed uscii con le lacrime agli occhi.

Non la rividi più, dopo la discussione. La odiai anche, per come mi aveva trattato, ferendomi in modo deliberato e senza alcuna comprensione. Ma inviai il mio lavoro ad una docente francese, membro onorario dell’Unesco, che mi era stata vicina e mi aveva fatto arrivare a casa mia – via corriere espresso, in 10 giorni dalla mia lettera -, e a sue spese, alcuni suoi introvabili lavori, dei quali non potevo fare a meno. Lei era il punto di riferimento per eccellenza relativamente ai materiali che studiavo, visto che a sua volta li aveva studiati per 30 anni. Pensai dunque fosse giusto farle pervenire la mia tesi, nei confronti della quale nutrivo seri dubbio e un odio viscerale.

La docente francese mi rispose solo tre mesi più tardi, e si scusò dell’attesa. Aveva sostanzialmente letto tutto il mio lavoro, che consta di ben 407 pagine, e lo aveva letto in italiano. Per questo motivo si scusava infinitamente, e sosteneva che il mio lavoro aveva "aperto nuove piste alla ricerca su un argomento così complesso come quello che avevo trattato in modo esaustivo."


Responses

  1. mamma mia, che brutti ricordi!

  2. Sì, c’eri anche tu quella volta. Erano davvero brutti ricordi!

  3. Alla faccia della controrelatrice… puzz ‘schiattà!

  4. Puozz passà nu uaio!

  5. Sono di nuovo io, la stessa blogger che ha commentato qualche giorno fa un tuo post (ma quanto scrivi!). Oggi leggendo un po’ qua e un po’ là tra i vari blog, sono nuovamente capitata nel tuo, e, avendo letto il tuo “amarcord” relativo alla laurea ne ho tratto la conclusione che ognuno di noi si porta appresso ricordi di scuola simili ad alati gabbiani e/o neri avvoltoi che pesano sulle nostre spalle. Anch’io potrei raccontartene tanti di miei personali in positivo e in negativo, ma che, comunque hanno contribuito a farmi diventare quella che sono oggi. Quello che mi sento di dirti ora è che i docenti, in genere, hanno grandi responsabilità nella crescita dei propri studenti. E più sono piccoli gli studenti maggiori sono le nostre responsabilità. Ciao


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