Pubblicato da: fabioletterario | 08/02/2006

Le vigne

Pare che il post sulla vigna sia piaciuto. In realtà, durante la strada per tornare nuovamente a scuola ci ho ripensato: quella vigna che ho notato stamattina, anche un po’ superficialmente, sono un po’ i miei alunni. Anzi: sono proprio loro.

Sì. Sono come lei: hanno bisogno di essere curati, sostenuti, legati, potati, sfrondati, piantati e trapiantati, riaggiustati, sfoltiti, amati. E come quella vigna, anche loro hanno conosciuto contadini diversi, più ruvidi, più amorevoli, più attenti, meno interessati alla loro capacità produttiva sotto il profilo qualitativo…

Cosa ci devo fare? Mi toccherà sostanzialmente riprendere in mano gli arnesi del mestiere: forbici, fertilizzante, pazienza di Giobbe. Finisce sempre così, d’altro canto. Anche se non è sempre giusto. Anzi. Tutt’altro.

Coltivare. Ma i frutti debbono rimanere solo e soltanto a loro. La mia è una coltivazione no profit. E mi sta bene così. Ma i frutti li vorrei. Non dico tanti: ma che siano sinceri, come quelli raccolti dopo una lunga stagione di fatica. In grado di farti dire: era proprio quello che desideravo!


Responses

  1. La metafora della vigna mi ricorda un po’ il vangelo… sbaglio?
    V.

  2. Ci ho pensato quando lo avevo già scritto. Mi è venuto in mento il papa, ma giuro che non c’entra niente e non era voluto.

  3. … bravo…

  4. clone del papa!!


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