Pubblicato da: fabioletterario | 02/02/2006

Michel Faber

Mia sorella, più di un anno fa, in un impeto di generosità ha messo mano al portafoglio e mi ha regalato Il petalo cremisi e il bianco, di Michel Faber. Voluminoso, a prima vista il testo mi ha un po’ spaventato, tanto che da quella volta – era il novembre 2004 – non l’ho mai più toccato, riproponendomi di ritornarci sopra quando ne avrei avuto il tempo.

A tutt’oggi, il tempo non l’ho più avuto, o forse per pigrizia non l’ho voluto trovare. Ma, durante le scorse feste natalizie, mi sono regalato "Natale a Silver street", appena uscito, ed ho creduto di potermi avvicinare a Faber con questo agile testo di racconti. Forse, ho fatto bene, benché il petalo rimanga sul mio comodino…

Bene. L’ho letto. Pensavo a tutt’altro, francamente, anche se devo riconoscere all’autore la capacità narrativa. Ma resta, purtroppo, una capacità narrativa troppo simile a qualcosa di già sentito e letto: mi riferisco a Bukowsky. I personaggi di Faber sono per lo più prostitute e gente che sta ai margini, anche se ha una predilezione per gli ambigui e i doppisensi, legati nella fattispecie alla sfera sessuale. E, proprio per questo, non mi ha fatto impazzire. Fermo restando che uno dei racconti, in particolare, mi ha colpito e mi è piaciuto: sto parlando di Una torma di donne dai capelli enormi, in marcia.

A mio parere si tratta di un piccolo capolavoro, tanto che l’ho addirittura utilizzato in chiave didattica durante uno dei laboratori pomeridiani in terza. E, anche lì, è stato apprezzato. E un motivo c’è. Infatti, avevamo appena parlato di suffragette, di Emmeline Panhkurst, antesignana in tal senso, e la narrazione si tuffa proprio nella prima marcia di protesta a favore dei diritti civili delle donne, in particolare del diritto di voto. L’autore poteva solo rischiare di cadere nel banale e nel sentimentale: in realtà, è stato molto attento e i freni in tal senso hanno tenuto più che bene.

Così l’ho letto in modo diverso. Con più intensità. Anche con più attenzione, rispetto agli altri. E ho fatto bene. Perché la storia, il cui narratore è un bambino – al contrario di quanto ci si poteva aspettare – ha tutti gli elementi per risultare accattivante. E’ snella. E’ basata su fatti veri. E’ accattivante. E’ simpatica. E’ in grado di portare il lettore ad immedesimarsi nel vero protagonista, quel bambino attraverso i cui occhi passa un momento significativo della storia mondiale, che si perde nella folla di quella lontana manifestazione e alla fine non vede la manifestazione.

Ora sembra che Faber mi abbia pagato per consigliare il suo testo. Non è così, purtroppo – aggiungo io -! Ma un consiglio gratuito e spassionato lo posso tranquillamente dare, sapendo che corrisponde a verità: lasciate perdere tutti i racconti e saltate direttamente all’ultimo: vale i soldi dell’intero libro.   


Responses

  1. Ciao!!Sono finalmente riuscito a visitare il tuo blog…ora passerò più spesso… Ho letto il libro di cui parli(Il petalo cremisi e il bianco, di Michel Faber). Come nei racconti anche nel romanzo si respira un’aria di già sentito e già letto (a me ricorda i grandi scrittori ottocenteschi: Balzac, Maupassant). Tuttavia riesce a mantenere incollati i lettori al romanzo per le 900 e più pagine e non è poco!! Non sarà qualcosa di nuovo che rimarrà nella storia, ma secondo me rimane un buon libro. Senza pretese ma un buon libro.

    Jean Valejean


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