Pubblicato da: fabioletterario | 24/01/2006

Wanna Marchi

Wanna Marchi – ve la ricordate, quella che con accento bolognese urlava D’acordooooooooo? – ritorna in tribunale e cerca di farsi compiangere, lei che anni addietro non provava scrupoli di sorta, a ridurre in miseria gente spavenata da minacce e presunte fatture a morte. Lei era infatti quella al di qua della paura, non la spaventata.

L’accusa è quella di aver ingannato, insieme alla figlia Stefania e al convivente Francesco Campana, decine di telespettatori ammaliati dai suoi prodotti dimagranti. La Marchi ha provato a chiedere scusa "a chi si sente truffato, mi fa male essere ritenuta autrice di raggiri che non ci sono stati". A sostegno della sua ‘necessità’ di fare soldi, l’imputata ha ripercorso le sue "origini contadine", dagli esordi come estetista sino a diventare un personaggio ospitato dai piu’ importanti programmi del piccolo schermo. "Non ho mai fatto la maga in vita mia – afferma – nessuno, neanche le persone che qui in aula hanno testimoniato contro di me, mi ha mai chiesto consulti di questo tipo, il mio compito per la ditta Ascie’ era quello di affiancare il mago Do Nacimiento. Alle persone che sostengono di avermi sentito rispondere al centralino – spiega – vorrei dire che non ero sempre io, era la mia voce registrata".

Il dopo-celebrità? Eccolo: Wanna Marchi si sofferma sulla vita che conduce oggi, dopo che il successo l’ha abbandonata. "La gente pensa che io sia ricca – ha detto – e mi chiede perche’ voglio lavorare. La verita’ e’ che non ho piu’ soldi e devo lavorare assolutamente. Tutte le volte che delle persone, in questo processo, hanno detto di avermi dato dei soldi, mi sento morire perche’ io non ho mai incassato una lira".

Povera! E chissà cosa pensa delle persone che invece non hanno più un centesimo, per colpa della sua credulità. Sottoscriviamo una colletta?


Responses

  1. Non entro nel caso particolare di Wanna Marchi. C’è un tribunale che giudica.
    In generale, trovo gravissimo approfittare della disperazione di chi si trova in difficoltà per malattia o per sventure di altro genere. La disperazione che percepisco nelle persone che si rivolgono a me e ai miei colleghi dopo una diagnosi di cancro è totale. Non so pensare a una violenza psicologica su queste persone.

  2. Speriamo che venga condannata. Ma come si fa a cadere nelle truffe di queste donna?


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