Pubblicato da: fabioletterario | 24/01/2006

Imperatrice

Di Shan Sa avevo già recensito, qualche mese fa, La giocatrice di go. Oggi, recupero un suo testo che mi ha particolarmente entusiasmato, al punto tale da divorarlo in pochissimi giorni, nonostante la corposità che lo caratterizza. Sto parlando di "Imperatrice", l’ultimo lavoro della Sa, che ci regala pagine di una bellezza avvincente, consolidandosi come una delle mie scrittrici preferite.

Si tratta di un lavoro da certeosino, che non manca di sorprese. Per realizzarlo, l’autrice ha studiato ad hoc ed ha inventato laddove non era possibile integrare con altri testi storici. E’ in sostanza il ritratto a tutto tondo di un personaggio affascinante nella sua altera freddezza: questo il filo conduttore di un romanzo che ripercorre un frammento della millenaria storia dell’impero celeste.

Ci troviamo nella Cina del VII secolo, immersi negli intrighi di una corte in fermento, e soprattutto di fronte agli amori di Luce, destinata a diventare imperatrice dai segni celesti. Alla corte imperiale della Cina del VII secolo, orfana di un mandarino, Luce riceve una raffinata educazione alla poesia, alla pittura e all’erotismo in una scuola per concubine: le sue abilità la condurranno a diventare prima amante e poi moglie del giovane imperatore. Quando questi muore, Luce diventa la prima donna a sedere sul trono della Cina, impero che vivrà con lei un periodo di grande splendore culturale, ma al tempo stesso di turbolente tensioni sociali e intrighi di corte. Quando poi si innamora di un giovane di umili natali, le invidiose cortigiane orchestrano uno scandalo che condurrà il giovane amante alla disperazione e alla morte, mentre Luce sarà destituita dei suoi poteri.

Il mélange qui descritto è la storia di una donna, prima che di una imperatrice realmente vissuta. La fluidità della narrazione è irresistibile: l’attenzione non si discosta di un frammento dagli eventi: è sapiente, dosata, moderatamente piana e allegramente vivace. Il tutto, con un ritmo carico di poesia e di misurata tecnica narrativa.

Nulla è fuoriposto. Questo mi pare un gran pregio, per un romanzo. In più, ci si appassiona a Luce, nelle sue contraddizioni, nella sua durezza, nella sua voglia di essere donna al di là di ogni limite istituzionale. Ed anche nella capacità di non perdersi di vista, nonostante le pressioni e gli intrighi a suo svantaggio, lei, donna in una società fortemente maschilista come quella cinese antica. Una piccola lezione di femminile sottigliezza, questo è Imperatrice. Con buona pace del sottoscritto, che ha sempre creduto che i personaggi femminili siano indubbiamente più interessanti di quelli maschili… Mattia Pascal escluso.


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