Pubblicato da: fabioletterario | 24/01/2006

Gli altri

Guardo spesso gli altri e mi chiedo se in essi possa riflettermi. Li scruto senza che loro possano accorgersene, o almeno così spero, e più li guardo, meno mi semba di conoscermi. Certe volte, in un cenno, in un segnale, credo di riconoscere qualcosa. Forse un aspetto di loro che essi stessi non conoscono. Ma in realtà penso solo di prendere delle grandi cantonate. Barlumi riflessi da uno specchio che non tengo saldo in mano e del quale percepisco solo alcuni riverberi.

Per questo motivo, invidio profondamente quelli che sanno tutto di sé e degli altri. E ce ne sono parecchi. Sempre che detengano davvero una certa competenza in tal senso. Succede anche con i miei colleghi, che danno giudizi talmnte precisi sugli alunni, da farmi credere di essere stupido, o quantomeno non in grado di comprendere realmente la situazione.

Qualche volta mi piacerebbe provare l’analisi. E l’ipnosi. Certo, non vorrei arrivare a quelloe figure oscene e barbine che vengono dispensate a Domenica in con Giucas Casella, ma forse, se fatte con una certa serietà, magari possono anche servire. Lo so, è un’ipotesi, ma certo mi interessa.

Poi, però, molto più spesso finisce che mi guardo allo specchio e mi chiedo: ma se scopro tutto oggi, di me, che sono ancora giovane, che interesse avrò di qui a qualche anno nei mei confronti?


Responses

  1. Ogni cosa a suo tempo, si dice solitamente in questi casi. Nessuno sa tutto di sè, e nessuno conosce gli altri completamente. Come ha detto lei, l’uomo è dotato di numerose maschere che nascondono chi è veramente, e le adopera a seconda delle situazioni. Spesso le usiamo senza sapere esattamente tutte, ma proprio tutte, le loro caratteristiche. E a mio parere è meglio così: in questo modo ogni giorno abbiamo l’opportunità di scoprire un diverso lato di noi che prima neanche sapevamo esistesse. Anche questo secondo me, ci da la forza giorno per giorno di vivere facendo attenzione a tutti i particolari, per poi svegliarci l’indomani, un po’ più coscenti di ciò che siamo e di quello che ci sta intorno.

  2. Quei riverberi, così instabili e saturi di ombre sottili quasi impercettibili…A seconda della luce che abbiamo negli occhi quando proviamo a cogliere ciò che sembrano restituire di noi e degli altri,
    ci fanno gioire, ci rafforzano, ci fanno continuare a credere, o ci caricano di paure e di dubbi irrisolti e irrisolvibili fin quasi a distruggere le poche certezze consolidate. E, quando succede, le mani tremano,si indeboliscono e lo specchio cade riducendosi in briciole, brandelli di noi che faticosamente tentiamo di rimettere insieme. Per ottenerne cosa? Un collage di frammenti di ciò che eravamo e non siamo più. Da qui la ricerca ricomincia verso l’interno, prima di tutto per trovare qualcos’altro capace di mostrarci sotto un’altra luce e di illustrarci il nuovo che ci apprestiamo a scoprire dentro di noi mentre cerchiamo disperatamente di riassomigliare, finalmente, prima di tutto a noi stessi. Poi potremo uscire ancora, e cercare altri da provare a conoscere con il piacere di farlo anche quando non ci somigliano affatto, ma sono semplicemente, come noi, incantati davanti al loro vacillante specchio a chiedersi: ‘chi sono?’ Spiacente per i più, quelli che avendo intravisto i risvolti meno gradevoli del proprio io, spaventati, hanno lasciato perdere. Sono quelli che hanno tutte le risposte, che si conoscono così bene da essere prevedibili anche con se stessi fino alla noia, e severi giudici con gli altri fino all’esasperazione. Hanno concluso la ricerca…..se mai l’avessero consapevolmente iniziata. Continuino a perdersi, a cercarsi, a ricostruirsi scavando in quei labirinti di riflessi, quanti hanno gambe per andare avanti comunque, dubbio dopo dubbio, specchio dopo specchio. Ci vuole tempo perchè l’immagine sia nitida e vera, ma come si può perdere interesse per se stessi, per questa ‘forma’ così eternamente in evoluzione?


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