Pubblicato da: fabioletterario | 17/01/2006

Honeymoon

Incappo oggi in un testo della mia libreria, che ormai trabocca di decine e decine di testi, e recupero un giudizio che avevo dato su di esso a suo tempo. Sto parlando di Banana Yoshimoto, il libro in questione è Honeymoon.

Sottile, striminzito come tutta la produzione yoshimotiana, questo non ha manco una copertina che provi a dargli una certa parvenza di dignità. Lo guardo, lo rigiro, cerco di ricordarmi dove e quando l’ho letto, al fine di recuperare almeno un ricordo positivo, un’immagine, un chiarore che lo accomuni a questo libro, ma sono fermo; del tutto. Niente. Tabula rasa. Beh, il giudizio è semplice, e si può racchiudere in un solo, unico aggettivo. Brutto. E del tutto inutile. Come tutta la produzione della Yoshimoto subito dopo Tzugumi, che non si distacca da una scrittura e contenuti infantil-adolescenziali, da racconti perenemente basati sul sottile filo della bisessualità, da una manifesta non accettazione dell’incedere del tempo e della necessità di maturazione. Premetto che di lei penso di avere il 90 per cento della produzione, nel bene e nel male. Ma quando si arriva a Honeymoon, è davvero troppo. Dirò di più: letto Kitchen e Tzugumi, letti tutti. E non è retorica. Non si può scrivere come un adolescente per sempre!E non parliamo di fanciullino pascoliano: questo è proprio l’adolescente peterpaniano!

Ma continua davvero a vendere? O Feltrinelli ci rimette? Non lo so. So che comunque se dovessi mai leggere un altro suo testo, di sicuro dovrei comprarlo con 50 per cento di sconto. Questo è sintomatico della disaffezione che povo per lei.

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Responses

  1. Io della Yoshimoto ho letto solo un libro (nemmeno finito a dir la verità) e non ne ricordo neanche il titolo. Solo che c’entrava uno scrittore. Però da quel pochissimo che m’è rimasto nella mente e nel cuore, condivido in pieno quello che scrivi tu. Mi sembra l’inutilità fatta carta e segni sulla carta. Con tutto quelo che di interessante, divertente, appassionante, sorprendente, piacevole e importante esiste nel mondo dei libri, non dedicherò più un solo minuto del mio tempo a leggere la Yoshimoto e le sue noiosissime storie adolescenziali. Vorrei esser chiaro: non ho nulla contro gli adolescenti, sia perchè lo sono stato anch’io, sia perchè il personaggio di sette mie romanzi è un tredicenne, sia perchè i teen-ager sono interessantissimi. Basta però osservarli con attenzione e poi cercare di capirli e raccontarli con partecipe humour. Altra cosa è quello che fa la Yoshimoto: che a 40 anni resta adagiata nella bambagia di una tediosa assenza di maturazione. Meglio, molto meglio i veri e propri libri per bambini (da Winnie-Puh a Narnia o alla Pimpa, che conservano la magia della giovanissima età. Luciano / Il ringhio di Idefix Con questo non voglio disprezzare i lettori e le lettrici della Yoshimoto che evidentemente, se la leggono e la amano, è per qualche motivo. Vorrei solo suggerire a questi suoi fan di darsi un’occhiata in giro: chissà che non trovino altri libri, assai più nutrienti e piacevoli.

  2. Ho letto tutti i libri di Banana.
    Li ho letti da agosto a novembre 2003, quando mia madre, cioè, stava per morire.
    La tristezza dei suoi racconti mi serviva per sprofondare ancora di più in una malinconia ed in una catatonia unica.
    Ora li ho in uno scatolone, ed ogni volta che lo apro ricordo le cose più spiacevoli.

  3. Io invece li ho letti nel tempo, nell’arco di circa quindici anni e continuo a leggerli. Non perchè sia un fan sfegatato, forse perchè ci sono affezionato, di sicuro perchè quel suo modo di scrivere è così particolare che serve per staccare dal resto senza sprofondare nell’orrore di chi scrive solo per denaro o per “fama e gloria imperitura” destinate ad estinguersi in pochi mesi.
    Comunque ha avuto, per me, un pregio, far sapere ai più che prima lo ignoravano, la presenza di una letteratura asiatica molto complessa e introspettiva.

  4. Per l’ennesima volta un mese fa ho pensato di leggere autori che non conosco. Yoshimoto in testa.
    Destino. Yoshimoto ancora lì, nella pila di libri accanto al letto, e il tuo post a dirmi “Pensaci nel 2007…”

  5. Beh Alle, complessa non lo so.
    Introspettiva forse.
    Sul complesso avrei dei serissimi dubbi visto che TUTTI i libri parlano delle stesse cose.
    Il tema ricorrente della morte dovrebbe far riflettere la nostra amica Banana in merito alla sua situazione psicologica..

  6. Ok, ho scritto in fretta e non ho spiegato bene, volevo dire che la moda di Banana Yoshimoto ha portato a leggere autori giapponesi che si sono rivelati complessi e molto stimolanti.
    La stessa Yoshimoto invece non è affatto complessa e quasi “fissata” con certi temi. Il chè non è molto comprensibile conoscendo la stua storia, più accettabile se si pensa che spesso si finisce con lo scrivere per scaricare un peso o per vivere i propri desideri non riuscendoci realmente.

  7. Povera Banana! Kitchen non era male in fondo…


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