Pubblicato da: fabioletterario | 15/01/2006

La città delle bestie

Ho terminato di leggere La città delle bestie, di Isabel Allende. Sì, lo so, ultimamente sto leggendo parecchio fantasy (e comunque letteratura per ragazzi), e non ho ancora finito, dal momento che ho intenzione di cominciare anche con la saga infinita e plurimilionaria di Harry Potter. Non storcete la bocca, lo so da me che è quasi spazzatura, ma ci voglio provare. Voglio studiare questo ramo della letteratura in modo serio, o per lo meno corretto, senza scandalizzarmi di fronte a nulla, tantomeno a testi preparati e preconfezionati per essere best-seller. Ma, ritornando alla Allende, non ci siamo proprio: il livello di questa letteratura per ragazzi è proprio basso. Lei che è una delle mie scrittrici preferite, ultimamente, continua a deludermi. Da lei non posso accettare cose simili. Infatti, avevo fatto finto di nulla di fronte alla pochezza di alcune sue produzioni, ma con questa prima parte della triologia siamo davvero arrivati alla frutta. Che cosa le sta succedendo?

Alex, un adolescente viziatello, non ha spina dorsale e tutto d’un tratto, a seguito di un viaggio in Amazzonia, si ritrova ad affrontare scenari apocalittici e personaggi che hanno dell’assurdo. Cresce in fretta, forse anche troppo, e il viaggio di alcuni giorni diventa qualcosa di più, addirittura di iniziatico. Raccontata così sembra interessante; in realtà, ahimé, fallisce lo scopo. Dalla sua narrazione è scomparso il realismo magico, per lasciare il posto all’assurdo-inutile. I rapporti sono basati sulla forza dei sentimenti, ma risultano caotici, sconclusionati, in una realtà primordiale che funziona unicamente nel testo. Insomma: La città delle bestie non mi ha preso, purtroppo, mai. Durante la lettura ero distratto, non andavo avanti, e questo non mi è quasi mai successo con uno libro firmato da Isabel. Mi chiedo: se questa è solo la prima parte della trilogia, con gli altri finirà che mi addormento del tutto?

Mi costa dirlo. Ma Isabel, stavolta, ha sbagliato alla grande. Ha fallito il centro, anche se aveva ben incoccato la freccia. Sembra sia un po’ uscita dai binari, e il testo stesso scivola via come se lei non lo avesse amato davvero, come invece è accaduto con La casa degli spiriti, Paula, Eva luna racconta.

La trama è davvero esile. L’avventura sta tutta nella copertina patinata, unico vero richiamo alla magia della foresta amazzonica. Che la storia non sia stata pensata per gli adulti, è chiaro. Ma ritengo che non vada bene neppure per i bambini, a mio parere, per alcuni inserti di carattere erotico-amoroso presenti in esso. Forse intedeva realizzare un testo a metà fra la categoria adulti e ragazzi, per evitare di disaffezionare i suoi lettori di vecchia data, ma in questo caso è finita col deludere entrambi. E io sono tra questi.


Responses

  1. mi spiace dirtelo…ma la saga di Harry Potter è veramente avvincente! Plaudo alla tua apertura nel volerlo leggere, anche se la parentesi della “spazzatura” forse si poteva evitare. il primo è abbastanza bambinesco, gli altri man mano più complessi (anche se l’ultimo è, a mio avviso, il peggiore!)
    te lo dice una divoratrice di molteplici generi e che raramente legge il bestseller del momento…
    sappiami dire! 🙂

  2. succede quando gli autori scrivono dei preconfezionati da lanciare sul mercato. prendi Eco e manfredi, accanto a libri bellissimi, ci sono delle vere porcherie, scritte solo perchè l’editore premeva


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