Pubblicato da: fabioletterario | 26/12/2005

Tzunami

Il 26 dicembre del 2004 un’onda anomala si abbatteva su Thailandia, Indonesia, India, Maldive e Sri Lanka, uccidendo oltre 230.000 persone. Una tragedia immane, dalle proporzioni bibliche, che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso nella ricerca spasmodica di eventuali superstiti, di coloro che erano dispersi, e anche dei corpi delle vitte. E, tra le potenziali vittime, ci sarebbe potuto essere anche mio cugino, il quale trascorre abitualmente i mesi invernali proprio in Thailandia.

Le cerimonie di commemorazione si susseguono, con l’obiettivo di non dimenticare ciò che è stato e chi se n’è andato. Mi chiedo, piuttosto, se anziché cerimonie di commemorazione, non sarebbe stato più opportuno fornire le informazioni approporiate, al momento giusto, permettendo a quelle persone di salvarsi.

Oggi rimane il ricordo. Forse, spero, anche il rimorso, per chi ne ha colpa. Ma la morte ha falciato, molti sono caduti. Non so se il rancore possa trovare posto. C’è chi è tornato in quei luoghi, chi ancora piange, bambini che cantano canzoni 12 mesi più tardi. Lo tzunami ha cambiato un po’ tutti, rendendoci coscienti del fatto che la natura rimane oggi incontrollabile, pur tuttavia, almeno parzialmente, prevedibile.

Gli errori servono a crescere. Speriamo che la crescita avvenga allora nel più breve tempo, e senza eccessivi prezzi da pagare.


Responses

  1. In quel giorno, -il 26 dicembre 2004- qualcosa è certamente cambiato. La natura ha preso il sopravvento e noi non siamo riusciti a fermare la forza impetuosa che ha devastato case e famiglie…l’onda si è abbattuta sulla terra come se avesse voluto cancellare tutto e ricominciare da capo.


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