Pubblicato da: fabioletterario | 24/12/2005

La notte dei calligrafi

Nei giorni scorsi ho terminato di leggere "La notte dei calligrafi" di Yasmine Ghata. Il testo, un  breve romanzo scritto dall’oltretomba, narra parzialmente la storia della nonna della Ghata, Rikkat Kunt, nota calligrafa turca, che la nipote ha riscoperto in una mostra al Museo Richelieu del Louvre, attraverso alcune sue opere esposte in quella circostanza.

Testo lieve, dedicato alla abilità della scrittura intesa come momento estremo di contatto con la divinità, ed al tempo stesso ispirazione divina sulla terra. Presentato come una sorta di fratello minore delle "Memoire d’Adrien" della Yourcenar, cercavo forse quello che non ci poteva essere. Non lo nascondo: mi aspettavo un po’ di più, anche se si tratta di un buon testo, e so anche che alla fine sono sempre ipercritico con ogni lettura fatta. E’ che amo scandagliare le opere e parlarne, tuttavia so bene di essere un lettore carico di aspettative, molto sensibile alle buone idee ma anche facile alla critica. Buone idee che qui non mancano, per dirla tutta. Anche se il testo abbandona presto il mondo turco per una storia di poco spessore, che nulla c’entra, a parer mio.

In realtà, cercavo le minature, la spiegazione delle volute arabe, dell’efficacia dell’abilità umana nell’atto magico della composizione, e ancor più della duplicazione di antichi manoscritti; ma in realtà di questo c’è pochino. Cercavo i suoni, gli amori, la geografia del Bosforo, crocicchio di culture e porta verso l’Est. Purtroppo, la storia scivola sui sentimenti, e non convince. E convince poco la sottigliezza dell’ambientazione in un momento tanto dramamtico come fu l’arrivo al potere di Ataturk. La Ghata entra ed esce dal rapporto ipnotico con la calligrafia – vero e interessante nucleo dell’intera storia – alle volte in modo significativo, altre in modo eccessivamente superficiale, ma di essa non riesce a cogliere sino in fondo l’essenza. Insomma: una buona idea che fa acqua qua e là, ma da leggere per un breve salto nel passato.


Responses

  1. Turchia, Turchia, Turchia…ho come un desciavù (scritto sbagliato apposta!)

  2. No, tu pensi davvero che si scriva così.


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