Pubblicato da: fabioletterario | 18/12/2005

Memorie di una geisha

Ieri sera, al cinema, ho visto "Memorie di una geisha". Francamente, mi aspettavo il solito polpettone americano, privo di fantasia e tutto effetti, come spesso succede; in realtà, con grande piacere, mi sono dovuto ricredere.

Premetto che la mia prevenzione era determianta dal fatto che 3 anni fa avevo letto il testo di Golden, da cui il film è stato tratto. Lo avevo sostanzialmente divorato nel giro di due o tre giorni, e ne avevo un gran bel ricordo: per questo, temevo di andare in contro ad una grossa delusione. In fondo, succede sempre così: si ha paura di ritornare nei luoghi in cui si è stati felici… Nei miei ricordi, in testo è solenne, complesso, ben costruito: spesso mi capita di buttarci l’occhio, nella libreria, poiché ne conservo un’ottima sensazione. Ieri, al cinema, qualcosa di molto simile si è realizzato.

Non è certamente la trasposizione fedelissima del romanzo, per quanto lo ricordi poco, tuttavia devo ammettere che mi è piaciuto. Tanto che, in alcuni momenti (non mi vergogno a dirlo), ero talmente assorto da perdere il senso della realtà. La storia è quella di Chiyo, una bambina venduta dal padre insieme alla sorella per necessità economiche. Questa, diventerà Sayuri, una delle più ricercate e rinomate geishe del Giappone del XX secolo, a cavallo tra gli splendori e la seconda Guerra mondiale.

Belle le scene, l’intensità della narrazione, la scelta di concentrare la spettacolarità dell’azione solo nel momento in cui la geisha attua il suo debutto in società. Belli i ciliegi in fiore, i grandi angoli della solitudione, i forti contrasti tra la povertà della vita quotidiana e le case della società bene. E bella anche la delicatezza dei sentimenti di Sayuri, che nasconde per anni il suo amore verso il direttore generale – che ama da quando era bambina – in piena sintonia con quanto richiedeva il galateo dell’estetica femminile del tempo.

La metafora della forza e della tenacia pagano sempre. Qui, più che mai. Sayuri non è bella ma è aggraziata. Non è loquace ma sa quando e cosa deve dire. Non è particolarmente sottile ma è acuta. Ed ha una forza di volontà invidiabile. Può forse essere un esempio. Di qualcosa che si è perso nel tempo, ma anche della necessità di lottare, sempre e comunque, quando la vita pare dimenticarsi della porzione di felicità che ti spetta.


Responses

  1. La pellicola di Rob Marshall, tratta dal romanzo best seller di Arthur
    Golden “Memoirs of a Geisha” ha tanti pregi, ma anche qualche pecca.
    Tra le qualità c’è sicuramente quella di aver raggruppato un cast di ottimo livello, di aver fatto rivivere le affascinanti atmosfere e le magiche suggestioni che circondano le geishe. La fotografia, i paesaggi
    naturalistici e la scenografia tolgono il fiato, così come i costumi,
    preziosi e seducenti.
    I punti deboli del film sono dovuti alla mancanza di approfondimento e alla superficialità di alcuni momenti cruciali: la gavetta da schiava di Chiyo, la sua “prima volta” da geisha, lo scoppio della guerra, il suo bruciante conflitto interiore. La trama sembra eccessivamente banalizzata, soprattutto nel finale.

    Ma nel complesso il film mi è piaciuto. In modo diverso dal libro, che ho letto tutto d’un fiato un anno fa a Canterbury. La meravigliosa immagine di Sayuri in bilico su sandali spaventosamente alti, mentre volteggia a ritmo di musica durante il suo debutto da geisha, è una di quelle che trafiggono il cuore e regalano emozioni difficili da dimenticare.


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