Pubblicato da: fabioletterario | 16/11/2005

Dei delitti e delle pene

Di nuovo Annamaria Franzoni sulla sbarra. Di nuovo la baraonda, la caciara, il martellamento ossessivo di sempre. Di nuovo Samuele sulla bocca di tutti. Di fotografi, giornalisti, curiosi, giudici, avvocati, gente comune, macellai, parrucchieri, casalinghe e chi più ne ha più ne metta.

Abbiamo già visto e sentito tutti oramai migliaia di volte. Un dramma privato è diventato pubblico, un bambino è stato ucciso, la sua mamma è sotto accusa da anni, e sottoposta a giudizio dall’opinione pubblica. Innocente o colpevole, che senso ha questo stillicidio mediatico? Che senso ha perpetrare questo voyeurismo deleterio, fine a se stesso? Dobbiamo ancora soddisfare il nostro egoismo sulla pelle degli altri? Per quanto tempo ancora? Fino a quando? Con quale scopo?

Ammettiamolo: aspettiamo solo che si dica e si ribadisca che la colpevole è lei. Non attendiamo che questo, per poter dire: te l’avevo detto, io! Ma basterà? Si parla di una pena di 30 anni, da scontare. Una vita. E quella di Samuele?


Risposte

  1. povero bambino gettato in pasto all’audience e alla morbosità di tutti.

    “buonanotte dolce principe, che voli di angeli accompagnino cantando il tuo riposo”


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