Pubblicato da: fabioletterario | 15/11/2005

Dame di corte

Ho terminato questa mattina la lettura di "Diari di dame di corte nell’antico Giappone", raccolta di 4 diari che si dipanano tra il 1091 e il 1059 dopo Cristo. Si tratta di uno spaccato di carattere sociale, ma anche del galateo della comunicazione nell’epoca imperiale Fujiwara, grande famiglia che tenne il potere dall’VIII al XII secolo dopo Cristo.

E’ sempre estremamente interessante, entrare in un diario, specie quando appartiene a mondi, culture e tempi completamente diversi dal nostro. Stilisticamente ed esteticamente, questo delle dame di corte – e della corte giapponese in senso generale – è un mondo perfetto. La comunicazione è regolata da dettami intrinseci, i rapporti avvengono in modo verticale e non certamente orizzontale, e gli stessi sentimenti privati paiono cristallini ma al tempo stesso filtrati dal concetto di dignità di rango, a noi sconosciuto, tuttavia di impatto immane per la cultura giapponese. Colpisce come i diari di donne siano altamente asettici, dove i sentimenti di gioia e dolore sono composti e mai spontanei, dove l’amore si camuffa in mille modi e sotto diverse spoglie senza mai manifestarsi, dove il sole lascia il posto al biancore ed al pallore distante della neve. Ma sono donne. Non diari di uomini: di donne. Certo, erano dame di corte, ma non parlano quasi mai di questa, bensì si lasciano trasportare proprio dai legami che esse hanno con il mondo che li circonda, costruito tra fruscii di sete e di broccati o sull’avidità della lettura. Donne appassionate di calligrafia, di religione, di scrittura, del bel mondo; donne in cerca di una posizione sociale altolocata; donne che non tessono intrighi, ma sono piuttosto sincere nell’accettazione di un fato superiore, quello voluto da Budda.

Tra i quattro, quello che sentito più mio porta la firma di una sconosciuta di cui non si sa nulla, e prende il nome di Diario di Sarashina, località in cui fu redatto. Della sua autrice non conosciamo nulla, se non che amava i romanzi e le eroine giapponesi. Perché mi è piaciuto? Pur non raccontando molto, appartiene al crepuscolo, e in esso compaiono segni chiari della imminente decadenza; è poi uno spaccato intimo della realtà femminile, attraversata da lutti e gravi perdite a livello familiare. Altro elemento principale: il colloquio sincero e nostalgico con la luna, silenziosa compagna e lontana spettatrice dall’alto.

Nei quattro testi, che coprono un lasso temporale di circa 70 anni, colpisce constatare la facilità per gli antichi di comporre poesie. Ce ne sono ad ogni e per ogni occasione, in ogni momento della giornata e per ogni momento, in ogni festa così come nei momenti privati. Tutti componevano. Forse che allora la composizione poetica fa parte del patrimonio personale, ed in un’epoca antica era maggiormente sviluppata e sentita?


Responses

  1. ci puoi dire qualcosa delle dame di corte


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