Pubblicato da: fabioletterario | 09/11/2005

L’uomo invisibile

Uno dei topoi letterari tra i più diffusi è quello che mira alla ricerca dell’invisibilità. L’uomo, insomma, da quando ha fatto propri i suoi limiti strutturali, non ha fatto altro che cercare di uscirne, o quanto meno di trovare vie di fuga alternative, specie grazie all’immaginazione, che non ha barriere. Come nel caso dell’invisibilità. Chi di noi non l’ha mai sognata? Chi non ha mai sbirciato le avventure dell’uomo invisibile, o non ha mai agognato la ricetta magica dell’invisibilità?

Piacerebbe anche a me, poter governare la mia scomparsa e la mia ricomparsa. Già nel mondo antico la si mitizzava: il celtico Lug, dio supremo del pantheon e signore delle tecniche, attraversa tutto l’esercito d’Irlanda senza essere visto, per salvare suo figlio. In epoca medievale, invece, la si ridicolizza ma non la si mette in discussione: pensiamo ad esempio a Calandrino con l’elitropia, e le tragicomiche conseguenze… Ma cos’altro è, questo, se non un tentativo dell’uomo di scappare da se stesso, per soddisfare il suo bisogno di agire indisturbato, senza passare dal vaglio dei giudizi altrui? Il bisogno di guardare senza essere visto, di muoversi senza essere spiato; ma anche di spiare senza che gli altri sappiano, e di guardare senza che gli altri sappiano di essere guardati. Un mondo che manca di un senso principale, come quello della vista? No: che manca di una vista concreta ma non virtuale: la vsita che non c’è… L’invisibilità, dunque, rappresenta la fuga dal mondo della luce e dell’evidenza, verso un mondo che non esiste; o, se ciò non può essere, un esilio parziale, completo, momentaneo o perenne, dal proprio mondo.

Credo succeda qualcosa di simile anche nel caso delle chat: l’invisibilità, la virtualità, è garanzia di anonimato ma anche di scomparsa immediata, più o meno duratura, e altresì di metamorfosi incontrastata. Ciascuno può essere chi vuole, chi desidera essere, chi non è, fintanto che il gioco lo stuzzica: poi, con un semplice click, tutto crolla e si ritorna alla normalità, all’ordinarietà sociale e sentimentale. L’uomo, insomma, non accetta se stesso e si proietta oltre. Oltre la barriera di se stesso, della sua struttura limitata e limitante.


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